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Teatro: ''Tutte le notti''

la storia del popolo armeno

di Nicola Navazio

Il teatro è vita, tradizione, ricerca, sperimentazione, informazione. Attraverso il palcoscenico accade di dare voce a coloro che non hanno più la possibilità di esprimersi, di narrare l’ingiustizia subita. Nasce così dalla necessità di far conoscere la tragedia del popolo armeno lo spettacolo “Tutte le notti” di Gianni Guardigli, in scena al Teatro Due “Aldo Nicolaj” dal 26 febbraio al 22 marzo con Carla Cassola, Barbara Chiesa, Anna Maria Gherardi e Giovanni Carta, per la regia di Marco Lucchesi. Questa è la prima volta che in teatro vengono ricordate quelle migliaia e migliaia di vite spezzate barbaramente. E’ la storia di tre donne. La prima è una donna del passato che veglia sulle altre due, dove il dolore e i ricordi pesano come macigni…La seconda è una donna del presente (non più giovanissima) talmente distrutta dalla perdita del figlio che non riesce ad ascoltare le voci di altre e “vecchie“ sofferenze. La terza (figlia della seconda) è la donna del futuro, che combatte per ottenere giustizia. L’uomo rappresenta il popolo turco (nelle sue più disparate contraddizioni) una “specie di coro” che commenta gli avvenimenti… Tre personaggi femminili appartenenti ad una di quelle famiglie armene, che ha posto le sue basi in Europa dopo la fuga ai tempi del genocidio, riempiono le notti cercando di mettere a posto le tessere del mosaico personale.

“Ripercorrere i punti fondamentali della vita – spiega Gianni Guardigli - significa fare ordine e quindi operare un tentativo di esistenza migliore? Alla domanda è impossibile rispondere, comunque forse ognuna delle tre donne azzarda una sua personale risposta che probabilmente vale, e non si sa per quanto, solo per sé. Un occhio esterno potrebbe piuttosto osservare che il ricordo è una necessità da cui non si può sfuggire ed è l’elemento principale del rito che prende forma in ognuno di noi quando facciamo i “bilanci”. Tutto ciò ha un peso ancora più gravoso quando ai drammi del privato si aggiungono i drammi collettivi”. Gli Armeni hanno subito una delle ferite più grosse inflitte ad un popolo nella storia dell’umanità degli ultimi secoli. Ora questa ferita non solo non è stata rimarginata dai più o meno ipocriti processi di “presa di coscienza” di cui è piena la storia, ma non è stata né curata nè tanto meno disinfettata perché, ripeto, ancora oggi il problema del genocidio armeno è quasi sconosciuto soprattutto nel nostro “mondo occidentale”.

“Le tre donne – conclude l’autore - delineano quindi le diverse reazioni che il popolo armeno ha sviluppato per continuare a vivere.

Il personaggio maschile è il popolo turco, una sorta di ‘coro da tragedia’ che assiste e commenta gli eventi che dominano l’uomo ‘dall’alto’ e non sempre appaiono comprensibili, leggibili”.

I costumi sono stati curati da Isabella Rizza, mentre al pianoforte troviamo Simone Maggio.

In scena al Teatro Due Aldo Nicolaj (Vicolo due Macelli 37, tel.06/6788259) dal 26 febbraio al 22 marzo. Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21-domenica ore 17.00 - lunedì riposo.

[22-02-2008]

 
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