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Parlami d'amore

di Silvio Muccino. Con Silvio Muccino, Aitana Sánchez-Gijón, Carolina Crescentini

di Svevo Moltrasio

Il giovane Sasha, dal passato turbolento, è innamorato di Benedetta, ragazza ricca e viziata, dal passato turbolento. Una notte rimane coinvolto in un incidente dove conosce Nicole, una bella donna francese dal passato turbolento. L’amicizia tra i due si trasformerà lentamente in passione, ma, ovviamente, turbolenta.

Esordio - annunciato da anni - dietro la macchina da presa per il più piccolo dei fratelli Muccino: Silvio adatta per il grande schermo il suo romanzo omonimo, scrivendo la sceneggiatura con Carla Vangelista, coautrice anche del libro. Con un cast tecnico di sicuro affidamento, il giovane regista cerca di distaccarsi dal cinema italiano odierno, compreso quello del fratello, mettendo in scena sofferte relazioni sentimentali lontane dall’immaginario adolescenziale. Tossicodipendenza, suicidi, sangue, soldi: è un vero incubo il mondo che fa da scenario al film che Muccino racconta con la sua prevedibile foga.

Peccato che non si creda a niente: il suo passato, quello della Crescentini e la loro relazione, la Roma fatta di arredamenti d’antiquariato, una spagnola che si spaccia per francese, il cugino tossicodipendente. Il film trasuda di intenzioni, di scrittura dei personaggi e di atmosfere, ma niente funziona sullo schermo, in una sovrabbondanza che non nasconde le ingenuità. Ogni scena è costruita pensando al grande cinema – le feste, il ballo nel cortile, i dialoghi letterari, le partite a poker – ma di grande rimangono solo gli intenti. Ma la colpa non è solo di Muccino, perché il film manifesta tutta l’inadeguatezza di un ventiseienne che si ritrova per le mani un budget spropositato, per un progetto troppo ambizioso, evidentemente non gestito da qualcuno più d’esperienza, come ci si sarebbe aspettati dalla produzione o dal direttore della fotografia.

Muccino – che non è né uno sceneggiatore né un regista, almeno non più di qualunque cinefilo suo coetaneo - di suo ci mette le continue inquadrature a petto nudo, una scelta di hit musicali scontata, e una serie di inappropriati omaggi a grandi maestri che, cosa più grave, sbandiera anche per la promozione del film. L’interesse nazionale accordato dal Ministero, le partecipazioni superflue della Chaplin e di Colangeli e l’invasione prepotente nelle sale di tutto il paese, contribuiscono ad attirare altre antipatie.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[21-02-2008]

 
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