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Otello di Shakespeare

all'Eliseo fino al 2 marzo

di Nicola Navazio

Ha debuttato con successo l’altra sera al Teatro Eliseo per la regia di Giancarlo Sepe “Otello”, con Andrea Giordana, Marcello Prayer, Ivana Lotto, Luca Giordana, Valentina Valsania, Barbara Giordano, Michele Mietto e

Pino Tufillaro. Un luogo per Otello, un sognatore romantico che scappa dalla realtà cruda, quella dei dolori del cuore, perché ha paura di soffrire. Egli agisce in una sorta di decanto della reggia, dove non ci sono veri e propri segni del valore e del grado, ma solo un rifugio, uguale a quello che gli studenti per affrancarsi dalla vigilanza dei genitori, s’inventano in spazi non canonici, in luoghi dove è difficile capitare per caso. Come succede ai pazzi deliranti dei racconti di Poe, che per le loro brutture o torture psicologiche, usano le cantine, le torri, e i giovani i garage o i lavatoii, o le zone dove alloggiano i condizionatori, le lavanderie e cosi via…Otello una sorta di capitan Nemo che comincia a odiare gli uomini, perchè questi lo hanno tradito, deriso blandito, hanno fatto finta di accettarlo, per poi distruggerlo per una vile storia di letto, solo perché la sua donna, bella e giovane, ha scelto lui, nero e avanti con gli anni. Nessuno ama Desdemona come l’ama lui, questo tutti lo sanno, eppure, per una storia di forma e di facciata, devono dimostrare che l’amore della giovane è solo un errore dovuto alla gioventù e nient’altro, e a questo s’impegnano di porre rimedio gli uomini bianchi come coalizzati in una vendetta da postribolo, preparata senza amore ai danni di chi invece l’amore lo sente: forte, tumultuoso nel petto, un amore che sembra un dono che Otello crede di non meritare completamente. Quasi è lui il primo a non capacitarsi di come una donna bella e giovane e bianca possa davvero innamorarsi di lui, senza che quest’atto di giustizia, d’equità nei confronti di un nero, non debba nascondere una trappola, un trabocchetto.

Un capitan Nemo che in onore del suo idealismo e della purezza s’invaghisca della stella, invece che degli abissi, degli astri, dei colori, delle musiche, e che solo in un contesto che sente amico, com’è la scena, riesce ad essere sé stesso, anche se aggredito da porte che vomitano personaggi dei suoi incubi, dei suoi presagi o quelli mossi dalla forza di Jago. Solo lì, al sicuro da sguardi indiscreti, riesce a malapena a dipanare gli avvenimenti che scoppiano in lui e non trovano una loro plausibilità cronologica, come se il tempo degli accadimenti fosse impazzito, oppure come se fosse accaduto gia tutto e noi vedessimo solo i fantasmi di un’angoscia che non riesce a placarsi. Jago chiede ad Otello cosa voglia dire un bacio dato di nascosto… Ecco per il Moro prendere forma la paura, l’abbandono, la solitudine, la perdita di qualcosa che nessuno potrà più restituirti una volta persa. Perdere Desdemona è come dire addio all’illusione di una vita fatta di passioni, a cui sembrava aver rinunciato da tempo. Otello è innamorato della vita fatta d’amore, che è l’unica vita che ti da l’illusione della giovinezza. L’amore cancella la differenza e fa assomigliare tutti quelli che amano a degli Dei immortali, proprio perchè innamorati. L’Otello è romantico perchè fino a quando si commuoverà, sarà vivo…

Lo spettacolo resterà in scena fino al 2 marzo.

[15-02-2008]

 
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