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L'arte di Sebastiano Del Piombo

il grande ''escluso'' della storia dell'arte

di Nicola Navazio

-MOSTRA PROROGATA FINO AL 2 GIUGNO-

Ripercorre la vita straordinaria e l'intera produzione artistica di Sebastiano Del Piombo la grande mostra che si apre a Palazzo Venezia in questi giorni, fino al 18 maggio. L'importante retrospettiva è la prima occasione per far conoscere anche al largo pubblico l'opera del pittore veneziano che fu contemporaneo di Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Giorgione e Tiziano.

Curata dal soprintendente del Polo Museale Romano Claudio Strinati, “Sebastiano del Piombo 1485-1547” è stata promossa dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali e realizzata in collaborazione con la Gemaldegalerie di Berlino, dove sarà ospitata dal 28 giugno al 28 settembre. Del resto, nel 2008 molte saranno le iniziative incentrate sulla rivalutazione dell'artista, tra cui un congresso internazionale previsto a Roma in primavera e il restauro di alcune opere. Un “grande escluso” della storia dell'arte, vittima del pregiudizio e delle diffamazioni dell'epoca che lo volevano lento, irrisoluto e autore di opere in realtà copiate da altri. Nel suggestivo allestimento di Luca Ronconi e Margherita Palli, i circa 80 capolavori di Sebastiano Del Piombo ne ricostruiscono il percorso in una sorta di viaggio iniziatico.

Grandi tavole, dipinti a grandezza naturale, piccoli dipinti su lavagna, disegni preparatori per raccontare l'evoluzione dal calore cromatico degli esordi all'astrazione geometrica e ai toni cupi della tarda maturità. Allievo, a Venezia, di Giambellino prima e di Giorgione poi, Del Piombo giunge a Roma nel 1511 al seguito del banchiere del Papa Agostino Chigi. Qui si confronta subito con la grandiosità delle Stanze di Raffello e della Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, con il quale diventa amico e in qualche modo strumento per arginare la fama dell'urbinate. Sembra anche che Michelangelo l'avesse segretamente aiutato nella stesura di disegni preparatori, attività in cui si dice del Piombo non eccellesse. Il genio toscano avrebbe tracciato per l'amico schizzi d'insieme e studi di figure per le grandi tavole di Viterbo, “La Pietà” e “La Flagellazione”, esposte a Palazzo Venezia proprio per indagare la relazione tra i due artisti.

Tra le altre opere in mostra, grazie a prestiti internazionali prestigiosi, si possono ammirare “La Sacra Rappresentazione”, custodita al Metropolitan Museum di New York, realizzata negli anni veneziani, ancora giovanile, ma di squisita fattura, la “Dorotea di Berlino”, la solenne pala con la “Sacra Famiglia in un paesaggio” della Cattedrale di Burgos e il “Cristo Portacroce col Cireneo” del Prado. Di particolare interesse sono anche i ritratti, spesso a grandezza naturale, in cui si coglie il timbro originale di del Piombo, capace di dare inconsueta imponenza all'umanità da lui rappresentata. Come il “Cardinale Ferry Carondelet col segretario”, prestato dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Ritratto di umanista, proveniente dalla National Gallery of Art di Washington, il giorgionesco “Ritratto d'uomo in arme” di Hartford, il ritratto di

“Cristoforo Colombo” del Metropolitan Museum di New York. Alla mostra di Palazzo Venezia si affiancano anche gli straordinari itinerari romani: dai cicli di affreschi nella Villa della Farnesina, dimora di Agostino Chigi, impresa nella quale Sebastiano del Piombo si misura per la prima volta con Raffaello a Santa Maria del Popolo, dove, ancora per il suo mecenate, lascia la gigantesca pala su ardesia dedicata alla “Natività della Vergine”.

MOSTRA DI SEBASTIANO DEL PIOMBO

Palazzo Venezia: fino al 2 giugno

[08-02-2008]

 
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