Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Into The Wild

di Sean Penn. Con Emile Hirsh

di Svevo Moltrasio

Fuga dalla routine e dalla città per il poco più che ventenne Christopher McCandless: appena laureato, molla famiglia e studi per avventurarsi nell’America più nascosta e selvaggia. In due anni di viaggio incontrerà personaggi solitari quanto lui.

Il nuovo lavoro da regista di Sean Penn è stato presentato in anteprima europea alla seconda edizione della Festa del Cinema di Roma. Tratto da un romanzo di Jon Krakauer, a sua volta cronaca di una storia vera, il film è stato accolto con entusiasmo da pubblico e critica, ma gli oscar sembrano essersene dimenticati. La trasposizione cinematografica di questo road movie americano è un progetto che il regista portava avanti da anni, e sulla carta presenta tutte le caratteristiche tipiche di certo cinema anni 70. Ambientata nei primi dei 90, la storia segue l’ennesimo resoconto di adolescente statunitense logorato psicologicamente dai litigiosi genitori e dal materialismo della società, che dopo l’università abbandona tutto, soldi e progetti, per seguire il sogno della natura e raggiungere l’Alaska.

Un percorso estremo che Penn racconta con grande sincerità, costruendo la vicenda per capitoli che segnano, per il protagonista, la nascita e la maturazione di una nuova vita. Il regista non nasconde i difetti, le ingenuità, del ragazzo e magistralmente i momenti della nuova esistenza si rispecchiano sui personaggi che il protagonista incontra durante il viaggio. Non è solo un banale manifesto sul degrado della nostra società con il prevedibile scontro con la natura, bensì una toccante ricerca di identità, quella stessa che il protagonista – che durante il viaggio usa uno pseudonimo – recupera solo nell’ultimo tragico momento.

La messa in scena di Penn è coinvolgente e in continua evoluzione, fotografa con grande raffinatezza i meravigliosi paesaggi e si lascia accompagnare dalle struggenti canzoni di Eddie Vedder, con un giovane protagonista, Emile Hirsh, commuovente. Alla quarta prova dietro la macchina da presa, il regista conferma tutto il suo talento – ancora troppo sottovalutato da molti, destino analogo a tanti attori/registi – e un film come questo è l’ennesima dimostrazione, in barba ai detrattori, della vitalità del cinema americano.

***1/2

[06-02-2008]

 
Lascia il tuo commento