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Recuperati reperti archeologici

sei denunce per traffico di opere d'arte

Anfore tenute in giardino come fioriere e la riproduzione della form urbis di Settimio Severo messa a terra per non far sbattere una porta. Gli uomini del comando carabinieri tutela patrimonio culturale sono rimasti sgomenti di fronte al trattamento riservato ad alcuni dei 618 reperti archeologici recuperati in una grandissima operazione che ha riportato ai beni pubblici un patrimonio stimabile in almeno un milione di euro. Su tutti proprio la forma urbis, parte della riproduzione settecentesca della grande pianta di roma antica incisa su una lastra di marmo realizzata in età severiana appartenente alla parete del tempio della pace. Un reperto di grande importanza come ha spiegato Marina Sapelli Ragni, la soprintendente dei beni archeologici del Lazio.

L'operazione ha portato alla denuncia di 6 persone: 7 le abitazioni perquisite, tutte nel territorio laziale: 2 a Valmontone, 1 ad Artena, 1 ad Anzio, 1 a Roma e 1 a Lavinio. proprio nella casa ad Anzio, proprietà di un architetto romano e di sua moglie, ex funzionaria del comune di Roma, entrambi residenti all'Eur, era conservata la "forma urbis".

"Le indagini – hanno spiegato i carabinieri che hanno sottolineato come il fenomeno dei cosiddetti tombraoli sia comunque in diminuzione- sono partite monitorando personaggi conosciuti come dediti agli scavi clandestini nella zona di Cerveteri e Lavinio. Da qui si è poi risaliti agli acquirenti".

 
 

[05-02-2008]

 
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