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Caramel

di Nadine Labaki. Con Nadine Labaki, Yasmine Elmasri

di Narda Liotine

Layale è innamorata di un uomo sposato, Nisrin è musulmana e non ha il coraggio di confessare all’uomo che sta per sposare di aver perso la verginità, Rina è attratta dalle donne senza riuscire ad ammetterlo a se stessa, Jamale è una donna divorziata tormentata dai segni dell’invecchiamento, Rose ha passato la sua vita a prendersi cura della sorella Lily rinunciando alla felicità. Questo è l’universo femminino che popola il salone di bellezza gestito da Layale attorno a cui gravitano le esistenze di donne angosciate, capaci di forte complicità.

CARAMEL segna il debutto alla regia dell’attrice libanese Nadine Labaki che sa dirigere ed interpretare il ruolo portante della pellicola, quello di Layale, mirabilmente. A confermare l’entusiasmo suscitato in Francia durante la sezione Quinzaine des Realisateurs dell’ultimo festival di Cannes, giunge la candidatura all’ Oscar come miglior film straniero per il Libano. La Labaki dirige, interpreta e firma la sceneggiatura di quello che potrebbe essere uno dei migliori film della stagione capace com’è di affogare nella dolce leggerezza dei giochi femminili la gravità dei quotidiani affanni.

A questo proposito è alquanto coraggioso l’aver abdicato a qualsiasi finale pacificatore e risolutivo, preferendo all’happy end quasi l’accettazione della sconfitta con la consapevolezza che il meglio debba ancora arrivare. Ma la medesima carica emozionale può essere conferita da veri momenti di poesia (un bambino che sbircia sotto una gonna come la danza matrimoniale simulata dinanzi ad uno specchio del salone) che la fotografia dai colori vivissimi trasforma in immagini di assoluta bellezza avvicinabili ad un certo Almodovar che non disdegnerebbe neppure l’avvenenza e la tenacia delle attrici.

Senza troppa difficoltà si potrebbe muovere l’accusa di femminismo nei confronti di questa pellicola, ma il salone da cui le donne libanesi guardano alla realtà è un punto di vista, una prospettiva inevitabile perché si realizzi la giusta comunione del sentire. L’angolatura perfetta da cui guardare alla Beirut contemporanea (“la mia Beirut” recita la dedica della Labaki) divisa tra tradizione e novità.

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[19-01-2008]

 
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