
Nella Shanghai degli anni 40 occupata dai giapponesi, una giovane cinese, attrice di teatro, organizza con la sua compagnia un attentato contro un connazionale legato al nemico. L’azione richiederà parecchi anni e una relazione sentimentale turbolenta.
L’ultima pellicola di Ang Lee, che segue di due anni I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN , è una nuova storia d’amore impossibile che ha bissato il Leone d’Oro al Festival di Venezia, ottenuto con qualche delusione tra critica e pubblico contrariamente al consenso unanime riscosso dall’opera precedente. Partendo da un racconto il regista ambienta nella Cina degli anni 40 sotto l’occupazione giapponese, una lunghissima storia di amori, spionaggi e tradimenti, mettendo in scena un classico melodramma.
Se la prende comoda Lee - con flash back e salti temporali - prima di arrivare alle tanto chiacchierate scene di sesso, punto cardine della relazione tra spia e spiato, uniche novità in un film che altrimenti sa di già visto. Eppure è proprio la consumazione del rapporto tra i due personaggi il tasto dolente del film, con le suddette scene spinte che risultano involontariamente goffe.
A farne le spese è soprattutto il maschio, che per tutto il film non accenna un sorriso e fuma in continuazione in pose pietrificate, per poi scoppiare con virile e violenta enfasi sessuale, tanto da strappare la risata. Per il resto è routine, e Lee non chiarendo mai lo stato d’animo dei personaggi, tiene per se i colpi di scena, spiattellandoli improvvisamente a proprio piacimento, senza mai rendere davvero partecipe lo spettatore. Grande confezione, ottima ricostruzione scenografica e prima parte piuttosto incalzante, poi solo freddo mestiere.
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[14-01-2008]
SVEVO[15-01-2008 21:42:48]
..evidentemente, con mia sorpresa, un film che divide. Come ho già detto, non manca in qualità nella messa in scena. Lee non è uno sprovveduto. Ciò non toglie che di memorabile ci sia ben poco in una storia vista e stravista come questa...non è una sensazione, abbiamo proprio visto due film diversi...più ripenso alle scene erotiche, più mi vien da ridere..
gatto[15-01-2008 18:59:29]
no. mi sembra quasi di parlare con qualcuno che ha visto un film diverso: i due caratteri principali di Lussuria sono splendidamente delineati SOPRATTUTTO grazie alle scene di sesso (piuttosto che in certi atteggiamenti wongkarwaiani che infatti appartengono alle maschere che sono costretti ad indossare). Poi se è vero che Lee fatica nel destreggiarsi con i salti temporali, è assolutamente innegabile che la manciata di scene thriller del film sono eccezionali (particolarmente l'omicidio a metà film e il pre finale nel negozio). Sono i rari casi in cui lo stile mainstream di un regista è assolutamente al servizio delle emozioni (come in tanti bei classici), messe in scena nella loro integrità, senza fuggire di fronte alla prostituzione o al ridicolo (vedi la fuga di tony leung). A Venezia forse dovevano vincere Kechiche o Greenaway, ma questo di certo è un gran film.