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L'Amore ai Tempi del Colera

di Mike Newell. Con Javier Bardem, Giovanna Mezzogiorno

di Narda Liotine

A cavallo tra ‘800 e ‘900 il telegrafista Florentino Ariza si innamora perdutamente di Fermina Daza in una Cartagena funestata dal colera. Nonostante le circostanze e gli ostacoli occorsi, Florentino non smetterà di amarla per tutta la sua vita e sarà lì ad attenderla quando, attempati e disillusi, la magia del loro giovanile amore saprà rinnovarsi. Dopo cinquantatrè anni, sette mesi ed undici giorni.

Da quando il romanzo è stato pubblicato nel 1988, Marquez si è trovato a rifiutare svariate decine di proposte di riadattamento e, anche in questo caso, la sua riluttanza sarebbe stata salvifica. Tre anni, tanto ha dovuto attendere il produttore americano Steindorff per ottenere i diritti del celeberrimo romanzo di Gabriel Garcia Marquez che ha, sfortunatamente, subito un riadattamento poco consono. Alla regia Mike Newell, lo stesso di QUATTRO MATRIMONI ED UN FUNERALE, di DONNIE BRASCO e di un HARRY POTTER, il tipo che sembra fiutare gli affari lontano un miglio e che per il suo ennesimo lavoro sceglie l’ascendente del tema dell’ossessione d’amore senza badare al nome in copertina, ma il pericolo di entrare in collisione con la potenza del realismo magico dell’autore colombiano è altissimo e sfiora l’intrasponibilità.

Le pecche sono palesi e sconcertano anche l’occhio meno allenato da principio per l’inaccuratezza del make-up, evidentissimo in Unax Ugalde, nei panni del giovane Florentino, e inaccettabile nell’invecchiamento esclusivamente facciale di Giovanna Mezzogiorno, quindi per la successione concitata degli eventi ridotti a scene compiute in sé stesse. Ai vizi meramente estetici si aggiungano anche le mancanze sul piano della narrazione, qui se l’amore imperituro di Florentino trova la propria ragion d’essere nel tormento e cura nei favori sessuali delle molte donne che lo consolano, quello di Fermina pare essersi spento e aver assunto i toni dell’odio in modo del tutto inspiegabile, tanto manca di scandaglio interiore il suo personaggio.

A tutta la struttura mancano le giunture, i nessi emozionali e narrativi che sono alla base dell’agire umano e a porre in salvo capra e cavoli sono, al solito, le capacità attoriali di Javier Bardem, credibilissimo nella sua interpretazione dell’anziano Florentino in confronto al quale Giovanna Mezzogiorno non può che fare spallucce; mentre due brani della pop-singer Shakira, per cui il conterraneo Marquez ha speso parole affettuose e lusinghiere, fanno da perfetto sottofondo a queste peregrinazioni sentimentali.

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[02-01-2008]

 
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