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Irina Palm

di Sam Garbarski. Con Marianne Faithfull

di Narda Liotine

Dopo ripetuti tentativi terapeutici, dall’Australia giunge per il nipotino di Maggie la notizia di una cura sperimentale, ma i risparmi della famiglia sono ridotti all’osso e le banche non concedono ulteriori prestiti. Maggie comincia il suo giro infruttuoso per le agenzie di collocamento di Londra e finisce per accettare un lavoro che le garantisce un rapido guadagno in un locale a luci rosse.

Sam Garbarski ha un lungo passato da regista per la pubblicità e decide, solo dieci anni fa, di imbracciare la macchina da presa per la fiction. Ma dopo cortometraggi e problemi di distribuzione s’affaccia alle porte dell’ultimo Festival di Berlino (e brilla tra le proposte dell’ultimo festival torinese) con l’intrigante IRINA PALM, un coraggioso manufatto capace di confezionare la tematica tradizionale della famiglia che si stringe, negli intenti, attorno al congiunto malato, spesso un bambino, nella delicata trama dello scabroso.

A vestire i panni trasandati della sessantenne londinese Maggie costretta dalla necessità a intraprendere il mestiere di masturbatrice di professione è Marianne Faithfull, la rockeuse che negli anni sessanta si era divisa tra Jagger e Ginsberg, ritornata al cinema lo scorso anno con Gus Van Sant a quarant’anni dal suo esordio cinematografico nella STORIA AMERICANA di Godard. La sorprendiamo a incedere con una bravura sorprendente nella Londra livida d’inverno sulle tracce materiche dell’amore, mentre al precipitare delle condizioni del nipotino Ollie la risolutezza di lei si fa più forte. Maggie scopre il punto esatto in cui il pregiudizio popolare, spesso confuso con la morale, s’infrange con la realtà quando il mistero svelato del suo lavoro suscita da principio curiosità e, quindi, disprezzo.

Gli avvenimenti contribuiscono a formare un dramma con passaggi comici spiazzanti, mentre la trama si dipana con cura meticolosa adeguandosi alla modesta natura di Maggie ed osando un tema spinoso come farebbe il suo più celebre alter ego Irina Palm. Nonostante i meriti e la compostezza, del fondo zuccheroso di questo dramma avremmo fatto volentieri a meno.

**1/2

[26-12-2007]

 
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