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Factory Girl

di George Hickenlooper. Con Guy Pearce, Sienna Miller

di Rosario Sparti

Ascesa e caduta d’un mito della cultura pop, una icona degli anni ’60 cresciuta all’interno della Factory di Andy Warhol. La storia d’una ragazza misteriosa, che impose il suo look a tutto il mondo e divenne la musa di una miriade di artisti, tra cui il papà della Pop Art (recitò in più film di Warhol), Velvet Underground (she’s a femme fatale), Bob Dylan ( pare fosse lei a fare l’amore just like a woman ).

Il film, già prima d’uscire, ha suscitato le ire di molti suoi conoscenti per alcune libertà che la sceneggiatura si sarebbe presa nei confronti della vita reale di questa “star di Chelsea”. Effettivamente la sceneggiatura ci va giù pesante con tutti i pettegolezzi e le storie sordide che hanno attraversato la vita di questa triste ereditiera, e la regia non fa nulla per tentare di sfumarle.

I personaggi noti che appaiono man mano risultano, come spesso capita nei biopic, leggermente macchiettistici nonostante le buone intenzioni camaleontiche d’attori come Guy Pearce. Sienna Miller invece a tratti riesce con la sua interpretazione a trovare la giusta sfumatura tra tristezza e illogica allegria, conferendo così umanità al personaggio. Semplicemente la solita vecchia storia hollywoodiana che sfrutta le debolezze d’una ragazza insicura per renderne glamour la vita, eliminando così quell’aura di magia che invece Todd Haynes, nel suo ultimo film IO NON SONO QUI , ha regalato al personaggio.

*1/2

[10-12-2007]

 
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