Giornale di informazione di Roma - Domenica 17 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Speciali
 
» Prima Pagina » Speciali
 
 

Omicidio del Circeo

per la procura Andrea Ghira Ŕ morto

Andrea Ghira

Andrea Ghira sarebbe morto. La conferma è arrivata in una nota della procura di Roma: i resti del legionario sepolto a Melilla sotto il falso nome di Massimo Testa de Andreas sono di Ghira, l'unico dei massacratori del Circeo mai catturato. Gli esami comparativi del dna sono stati effettuati nell'istituto di medicina legale dell'università La Sapienza, per i giudici l'esito delle analisi sarebbe concludente. Le percentuali del test però non sono state ancora rese note, per un risultato certo il dna isolato e comparato con quello della madre e del fratello di Ghira deve coincidere per un valore corrispondente o superiore al 90%. Nonostante le dichiarazioni della procura Donatella Colasanti, la sopravvisuta al massacro del '75, non ci crede. Secondo la donna, i resti apparterrebbero a uno dei parenti di Ghira: nonostante gli ultimi sviluppi sembra quindi senza fine la storia legata a una delle pagine più brutte della storia italiana.

LA RICOSTRUZIONE DEL MASSACRO DEL CIRCEO

Nella notte del primo Ottobre 1975 un netturbino sente i gemiti di una ragazza proveniente dal bagagliaio di una 127 bianca parcheggiata in via Pola. Dentro ci sono due donne, Rosaria Lopez, deceduta per le violenze subite e Donatella Colasanti, ferita ma viva e in stato di choc. Vengono arrestati la notte stessa due giovani, Gianni Guido proprietario dell'auto e Angelo Izzo, due giovani di buona famiglia, ragazzi dei Parioli, già coinvolti in episodi di violenza e stupro. Un terzo personaggio, Andrea Ghira, è latitante da subito, i Carabinieri non trovano tracce nè a casa nè a Roma dove potrebbe essersi nascosto per sfuggire all'arresto. Al processo viene fuori la verità su quel massacro durato 36 ore. Rosaria Lopez e Donatella Colasanti avevano conosciuto Izzo e Guido qualche giorno prima dei fatti del Circeo. Le ragazze restarono colpite favorevolmente dai due, di buona famiglia, appartenenti ad una Roma diversa da quella dove loro erano cresciute; sia la Lopez che la Colasanti erano ragazze di borgata, provenienti da un ambiente famigliare modesto. Izzo e Guido invece figli di un ingegnere edile e di un dirigente di un istituto di credito. Il gruppo decide di vedersi la sera del 29 Settembre alla Montagnola, la zona dove vivevano le ragazze.

I quattro, Izzo e Guido insieme alle due giovani, partono in direzione Lavinio per raggiungere altri amici in una festa in villa. Per strada, la 127 di Guido accosta e Izzo telefona ad Andrea Ghira, non c'è nessuna festa a Lavinio, piuttosto i tre si accordano per portare le due ragazze a Villa Moresca, la villa di famiglia dei Ghira al Circeo. Arrivano a destinazione alle 17.50 del 29 Settembre, si fermano in giardino a parlare con le due giovani. Dopo poco fu Izzo a svelare le vere intenzioni del gruppo, Gianni Guido minacciò le ragazze con una pistola. Le ragazze furono poi rinchiuse in un bagno della villa, alle 19 Gianni Guido tornò a Roma per cenare con i suoi genitori. Izzo tentò di violentare le ragazze sempre minacciandole con la pistola. Alle 11 di sera Gianni Guido tornò al Circeo.

Le due ragazze trascorsero la notte chiuse in bagno. All'alba cominciò una lunga giornata di violenza. Nel pomeriggio arrivò alla villa anche Andrea Ghira, anche lui di famiglia benestante, anche lui appartenente a formazioni politiche di estrema destra, anche lui con condanne e precedenti per rapina e violenza carnale. Le violenze sulle due ragazze continuarono e in serata la Colasanti raggiunse il telefono e tentò di avvisare il 113, fu raggiunta e pestata con una spranga. Le giovani vennero poi divise, al piano di sopra della villa c'erano Rosaria Lopez con Ghira e Izzo, di sotto la Colasanti e Gianni Guido che la sorvegliava. La ragazza riferì al processo di aver udito rumori di acqua e i gemiti di Rosaria Lopez, come se la stessero annegando. Poi i due tornarono al piano di sotto e la pestarono a sangue. La Colasanti dopo un giorno intero di violenza si finse morta e questo la salvò, venne trascinata con un laccio al collo e caricata nel portabagagli della 127. Alle 21 ripartirono per Roma seguiti da Ghira sulla Mini Minor e lasciarono la 127 in Via Pola a cercarsi una pizzeria. I carabinieri soccorsero la Colasanti e accertarono la morte della Lopez. Non fu difficile arrivare a Guido e Izzo. Ghira no, nessuna traccia, da quella notte inizia la sua latitanza.

foto: IL TEMPO

 
 

[26-11-2005]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE