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Tacco a spillo
 
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La moda e i suoi scheletri che camminano

Ilanit Hila AlmaliachMi dispiace dover intervenire nuovamente sull’argomento anoressia (vedi articolo 14 marzo 2007), ma un’altra giovane modella ha perso la vita perché aveva smesso di nutrirsi. La nostra rubrica parla essenzialmente del mondo della moda, spesso esaltandone lo sfarzo, l’esclusività e il mondo dorato che le gravita attorno; ma quando la moda suggerisce comportamenti e atteggiamenti errati è il caso di dire la verità, di abbandonare lusso e lustrini a favore del buon senso.
Ana Karolina Reston prima di ammalarsi
L’ultima modella vittima della moda si chiamava Ilanit Hila Almaliach, un’israeliana di 34 anni che era arrivata a pesare nemmeno 30 Kg prima di spirare. La ragazza, che in foto è ritratta in abito da sposa prima di dimagrire, ha iniziato a smettere di mangiare perché un’importante agenzia le aveva detto che per lavorare doveva perdere due chili. Poi è scattato quel meccanismo malato che l’ha portata a vivere con l’ossessione del peso, con la voglia di dimagrire sempre di più fino a sparire, fino a morire.

Prima di lei l’ultima modella uccisa dall’anoressia è stata la brasiliana Ana Carolina Reston, 21 anni, 40 Kg per 1,73m. La modella lavorava per agenzie del calibro di Elite, Ford e L’Equipe e viveva con l’ossessione di ingrassare. Sua cugina afferma che Ana Carolina si nutriva solo di pomodori e mele che poi, regolarmente, rimetteva.
Anoressia
Dopo la morte della modella israeliana, l'Aba, Associazione per lo studio sull'anoressia e la bulimia, ha lanciato un atto di accusa contro la moda e la pubblicita' che ''si ostinano ancora a proporre come vincenti e attraenti modelli di bellezza insani e irraggiungibili''. ''Quante ancora - commenta l'Aba - dovranno essere le vittime dell'anoressia e della bulimia prima che ci si renda conto che siamo di fronte a patologie gravissime? Come Associazione, non possiamo esimerci dal denunciare la gravità del fenomeno e sollecitare un impegno concreto da parte degli attori della Moda e delle Istituzioni''. Si tratta, sottolinea l'associazione, di ''vere e proprie malattie sociali che coinvolgono percentuali sempre crescenti della popolazione, con un'incidenza maggiore nelle donne (95-98% dei casi), ma con una sempre maggiore incidenza anche sugli uomini''.

Una modella nel backstageIn Israele la denuncia contro l’anoressia nel mondo della moda è arrivata dal fotografo Adi Barkan, amico della Almaliach, tra le cui braccia si è spenta la vita della ragazza. Il fotografo sostiene che le modelle sono troppo magre e ha deciso di rifiutarsi di fotografare ragazze con un indice di massa corporea inferiore a 19.

Israele è stato il primo paese nel 2004 ad approvare una legge che impone alle agenzie di non assumere ragazze troppo magre, ma lì, così come qui in Italia, provvedimenti del genere sembrano non essere sufficienti. Il codice di autoregolamentazione proposto da Giovanna Melandri, Ministro dello sport e delle politiche giovanili, nel nostro paese sembra essere stato ignorato dai nostri stilisti dato che si continuano a veder sfilare scheletri che camminano. Il fatto che modelle magrissime riescano ancora a reggersi in piedi su una passerella non significa che “non stanno poi così male” come qualcuno ha osato insinuare. Molte di queste ragazze perdono denti, capelli e non hanno più le mestruazioni, chiaro segno di autodifesa di un corpo che, essendo senza forze, impedisce tecnicamente alla donna di far crescere dentro di sé un feto che andrà a nutrirsi delle sue energie.

La campagna pubblicitaria di NolitaLa campagna shock anti-anoressia di Oliviero Toscani qui in Italia aveva sollevato un polverone sull’argomento e risvegliato le coscienze di chi “non voleva vedere”. Ricordate cosa è successo nel giro di pochi giorni? Sono spariti tutti i cartelloni pubblicitari dalle città e la polvere raccolta è stata “infilata sotto al tappeto”. Per quanto ancora terremo la testa sotto la sabbia e faremo finta che l’anoressia, non solo quella delle modelle, è un problema marginale che riguarda pochissime persone?

La realtà purtroppo è un'altra: anche ragazze (e in misura crescente anche gli uomini) che non sfilano per lavoro soffrono di questa patologia che è frutto di un forte disagio, di un malessere dell’anima e della società. Se non vi sembra vero fate un giro su internet, digitate “anoressia” su Google e, se siete fortunati, vi troverete a leggere blog di ragazzine che hanno come unico obiettivo quello di perdere peso fino a morire… dalle loro parole allora sarà chiaro che se non si fa qualcosa di concreto, di più incisivo di un codice di autoregolamentazione, ci saranno ancora altre morte di fame.

A. Pietroforte

ale_pietroforte@libero.it 

[30-11-2007]

 
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