Giornale di informazione di Roma - Lunedi 11 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Il Caso Thomas Crawford

di Gregory Hoblit. Con Anthony Hopkins, Ryan Gosling

di Svevo Moltrasio

L’anziano ingegnere Crawford arso dalla gelosia uccide la propria moglie. Il caso processuale apparentemente senza punti oscuri si scopre ben più complicato del previsto. A farne le spese un giovane e sbruffone avvocato in carriera.

Giallo processuale diretto da Gregory Hoblit, IL CASO THOMAS CRAWFORD, titolo italiano poco affine all’originale FRACTURE, non è stato un gran successo in patria nonostante la presenza di Anthony Hopkins e del promettente Ryan Gosling, volto da noi poco noto ma che può già contare su di una nomination agli Oscar. Il film richiama alla memoria quelle pellicole di moda negli anni 80 e primi 90, con stelle hollywoodiane impegnate in aggrovigliati casi con omicidi, giurie e colpi di scena. Il regista, mestierante di rispetto con alle spalle alcuni lavori di ottima qualità, su tutti IL TOCCO DEL MALE, mette in scena questo intrigo evitando facili effetti tanto di moda nel cinema più recente. Ed anzi la storia si svolge tramite elaborati dialoghi a due con colpi di scena ben distribuiti.

Peccato che il gioco funzioni solo a metà. Precisamente per la prima metà del film, dove la descrizione del giovane ed arrivista avvocato si sposa bene con l’esuberanza del vecchio indagato che decide di difendersi da solo in tribunale. Il contrasto tra i due è curato con abilità e gli attori, compresi quelli secondari, sembrano azzeccati e in parte. Ma la vicenda ha il fiato corto, e la seconda parte, più ricca di svolte narrative, perde di ritmo e verosimiglianza, con avvenimenti e risoluzioni troppo scritte e spiegate. Inoltre Hopkins si ritrova a clonare il solito Lecter, e il giovane Gosling si rivela spaesato quanto il suo personaggio, con tanto di svolta morale poco convincente.

**

[18-11-2007]

 
Lascia il tuo commento