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Calcio e violenza: basta

l'ennesimo episodio di morte

Morire per il calcio. Ancora una volta lo sport più amato del mondo viene intaccato dall'ennesimo episodio di cronaca. Non contano più i gol, la moviola, i siparietti domenicali e i risultati delle partite, tutto passa in secondo piano di fronte ad una vita che se ne va. Questa volta è toccato a Gabriele Sandri, 26 anni, dj romano. L'anno scorso a rimetterci la vita è stato invece il poliziotto Giuseppe Raciti. Tutti e due morti per cosa? Coinvolti nelle risse tra tifosi, coinvolti nell'odio di teppisti sfogato nel calcio. Due episodi molto differenti, Gabriele ucciso "per errore", ucciso da un poliziotto della stradale, Giuseppe Raciti ucciso da un tifoso nel pieno dei tafferugli. Voi direte, che c'entra il calcio?

Beh, il calcio non c'entra proprio niente ma viene comunque infangato da violenza e "stupide morti". Che senso ha continuare a seguire uno sport contornato da violenza e morte? No, non ci sto, basta col calcio, finché non sarà epurato da teppisti, ultras politicizzati e "repressi da bar". Basta con lo stadio, basta con le domeniche da batticuore. Anche se è lo sport più bello del mondo, in Italia, finché i potenti di turno che ci guadagnagno milioni di euro non decidono di riformarlo, io dico basta.

F.B.

 
 

[11-11-2007]

 
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