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Ater, abbattere debito vendendo immobili

E' quanto ha deciso la commissione regionale politiche della casa

Abbattere drasticamente il debito dell’Ater di Roma attraverso un’accelerazione nella vendita degli immobili per poter mettere in campo una politica della casa efficace e che risponda alle domande dei cittadini.

Questo il punto al centro dell’audizione delle Ater di Roma e Provincia che si è svolta oggi nella Commissione Lavori Pubblici e Politica della Casa del Consiglio Regionale, presieduta da Giovanni Carapella (Pd). All’audizione erano presenti i consiglieri Roberto Alagna (Lista Civica per il Lazio), Luigi Celori e Francesco Lollobrigida (An), Mario Di Carlo (Pd), Donato Robilotta (SR), i presidenti delle Ater di Roma e della provincia, Luca Petrucci e Romolo Rea. Nel corso del suo intervento Giovanni Carapella ha spiegato che “serve una riforma legislativa complessiva per una gestione del patrimonio pubblico più flessibile e dinamica” e riguardo alla questione della vendita delle case ha annunciato che “lunedì 12 novembre la commissione comincerà l’esame delle due proposte di legge - una della giunta, la seconda del consigliere Robilotta - che regolamenteranno la vendita del patrimonio Ater nelle zone di pregio”. L’operazione di vendita avviata precedentemente, è stata bloccata da una sospensiva voluta dal presidente Marrazzo. “Abbiamo il dovere di risolvere l’emergenza del debito in maniera seria e definitiva – ha poi concluso Carapella – ma, allo stesso tempo, dobbiamo dare una risposta moderna e differenziata alla fame di case che c’è nella nostra Regione”.

Da parte sua, Luca Petrucci, presidente dell’Ater di Roma, ha indicato la soluzione che l’ente propone per rientrare dal debito di circa 900 milioni di euro. “La legge in vigore ci permette di vendere 1000 alloggi l’anno – ha spiegato – un ritmo che non consente il risanamento. Per questo proponiamo un’operazione di finanza strutturata che ci permetta, in un termine temporale ristretto (36 mesi), di dismettere un patrimonio immobiliare del valore di circa 400 milioni di euro. Allo stesso tempo l’operazione consentirebbe di tutelare gli inquilini che potranno acquistare la casa alle medesime condizioni di oggi. Chi non vorrà comprare – ha concluso - resterà comunque inquilino dell’Ater”.

Per Romolo Rea, presidente dell’Ater della Provincia di Roma, la “vendita non è risolutiva di per sé se non è accompagnata da provvedimenti che cambino radicalmente la gestione del patrimonio dell’Ater. In Provincia di Roma abbiamo recuperato morosità per un milione e mezzo di euro, ma nei prossimi mesi, con la conclusione dei ricorsi sugli espropri del passato, rischiamo una situazione di crisi”. Anche l’assessore ai Lavori Pubblici e Politiche della Casa, Bruno Astorre, ha sottolineato la necessità di un intervento radicale specificando che “le Ater di Roma e Provincia hanno ereditato una voragine, per ripartire con una nuova politica della casa bisogna necessariamente chiudere i conti del passato”. Nel corso dell’audizione è intervenuto anche il capogruppo dei socialisti riformisti, Donato Robilotta, che ha contestato l’entità del debito dichiarata da Petrucci: “Più della metà – ha spiegato -deriva dal mancato pagamento dell’Ici al Comune di Roma, ma verso di esso vantiamo anche dei crediti. Non possiamo svendere gli immobili di pregio, possiamo eventualmente vendere il resto. Ma soprattutto, per il futuro – ha concluso - dobbiamo verificare che chi sta nelle case popolari paghi il canone”.

 
TAG: casa
 

[07-11-2007]

 
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