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Il derby senza re

La Roma prepara la stracittadina. Senza il capitano.

Spalletti

Fa bene Spalletti a dire che una grande deve saper rinunciare ai fuoriclasse. Fa bene, ma non dice la verità. Soprattutto se il fuoriclasse è anche il simbolo della squadra, uomo di raccordo tra il calcio globalizzato contemporaneo e le radici locali di questo sport (e non sembri questo l'incipit per una filippica dal sapore nostalgico). Uomo che più di ogni altro sente la sfida con la Lazio come la sua sfida, come la partita che ai bei tempi andati era l'unico obiettivo stagionale della Rometta e della Lazietta, il match in cui (dicevano i saggi) chi arrivava in corsa frenava e chi aveva fin lì arrancato all'improvviso iniziava a correre. Oggi la Lazio arranca, e di brutto, mentre la Roma non vola ma ricomincia a corricchiare.

Dopo una mesata di stenti, tra infortuni e sbandamenti caratteriali, qualche rebus Spalletti lo ha iniziato a risolvere. A partire dalla voragine tattica aperta dall'infortunio di Taddei. Il brasiliano, meno dotato tecnicamente di Mancini e Giuly, è uno degli uomini chiave della complessa macchina di Spalletti, per la capacità di essere uomo in più in difesa, a centrocampo e in attacco (come lo era, a proposito di derby, Marco Delvecchio per Capello). Dopo partite e partite con tanti problemi in difesa aperti dall'assenza di Taddei, la soluzione è balenata nella mente del tecnico: spostare Tonetto in avanti, inserire Cassetti in difesa a sinistra e cambiare di fascia Mancini. Tonetto, essendo un terzino con grandi capacità di spinta, garantisce copertura ma anche dinamismo in attacco. A proposito di Mancini, intanto, suo partner difensivo di fascia stavolta dovrebbe essere Panucci (i cui rapporti con Spalletti sono tutti da verificare, dopo le incomprensioni): potrebbe essere eccessivamente spregiudicato affrontare il derby con Cicinho, in pratica un attaccante aggiunto. Con Panucci si dà una certezza in più a una difesa che ha dimostrato di averne bisogno. Doni, che in un derby esordì, quest'anno ha dimostrato pregi e difetti che sapevamo: errori (un pò troppi, per la verità), ma anche grande capacità di ripresa (che in un portiere è fondamentale). Mexes è ancora lontano dai suoi momenti migliori, nonostante il partner addirittura più affidabile di Chivu. Lo scorso anno una stracittadina per lui fu un incubo. Cassetti era partito alla grandissima, poi uno dei tanti infortuni muscolari di questo inizio di stagione lo aveva bloccato: ora è in ripresa, e Spalletti in lui ci crede davvero. E poi c'è Juan, la rivelazione, l'uomo che ora come ora è il punto di riferimento della retroguardia giallorossa. A centrocampo la scelta è quasi obbligata. Pizarro quest'anno sente che potrebbe non essere titolare, e la concorrenza, come ci insegna l'economia, aiuta. Lui è in forma. Così come è sempre una garanzia Daniele De Rossi (a parte iniziative estemporanee tipo il rigore di Milano...), che ha l'incognita dell'essere romano e romanista. Nel derby questo può essere molto positivo o molto negativo, ma a lui ha quasi sempre fatto bene. Peccato che un altro romano e romanista come Aquilani non ci sarà. Infine l'attacco. Di Tonetto e Mancini abbiamo già detto, mentre un altro giocatore parecchio indietro è Perrotta, che è anche un altro uomo chiave per dinamismo e polmoni. Infine in attacco c'è Vucinic, e abbiamo capito che da lui possiamo aspettarci di tutto. Outsiders Cicinho, Brighi, Giuly ed Esposito. Il brasiliano sembra nato per fare l'ala, e non il terzino. Ma l'ala la sa fare bene. Su Brighi ci domandiamo perché negli anni passati, con la Roma in debito di uomini, la società abbia scelto di darlo in prestito: è un validissimo ricambio. Giuly è partito alla grande e ora è in fase di (lampante) appannamento. Per finire Esposito: in pratica non ha mai visto il campo, sarà difficile pretendere qualcosa di buono da lui quando e se entrerà.

Questo il discorso tecnico-tattico. Poi, il derby è derby, e da quando esiste il calcio a Roma viene deciso da episodi, serate sì e serate no, sottili equlibri psicologici su cui nessuno è mai riuscito a capire niente. Vedremo quanto ci capiranno i ragazzi di Spalletti stasera.

Simone Luciani

[31-10-2007]

 
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