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La protesta delle Comunità montane

''la montagna vuole rispetto''

In 20.000 contro il taglio delle Comunità montane previsto dalla Finanziaria. Partiti da piazza della Repubblica, i manifestanti hanno raggiunto piazza Venezia e i Fori attraversando il centro della capitale. "Non ci stiamo a fare l'agnello sacrificale di questa commedia sui costi della politica", ha detto il presidente dell'Unione nazionale Comuni e Comunità montane Enrico Borghi.

C'erano sindaci, alpinisti, contadini e pastori con i campanacci dalle Alpi agli Appennini: Abruzzo e Piemonte, Calabria e Alto Adige, Lombardia e Basilicata. Un vero e proprio "Mountain Pride" contro una politica che, sostengono i manifestanti, da decenni trascura le aree marginali del Paese. In testa al corteo suonava la fanfara degli Alpini di Borbona seguiti dagli sbandieratori di Fivizzano in provincia di Massa Carrara. Sventolavano anche le bandiere dei sindacati: Cgil, Fai-Cisl e Ugl-Uil.

Quello che si contesta è il metodo: l'idea che la montagna esista solo sopra i seicento metri, per esempio. Un criterio solo altimetrico segherebbe in due il Paese: "Non è possibile - sbotta Enrico Borghi, presidente dell'Uncem - che la montagna sia intesa solo come costo e non come risorsa".

Testimonial della protesta, intitolata "La montagna vuole rispetto", è l'alpinista-scrittore friulano Mauro Corona, che ha sfilato alla testa del corteo. In serata una delegazione sarà ricevuta dal presidente del Senato, Franco Marini e successivamente i capigruppo parlamentari di maggioranza.

 

[24-10-2007]

 
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