
Licenziata senza un vero e proprio motivo, la bella Angie, sempre bisognosa di denaro, convince un’amica coinquilina ad aprire in proprio un’agenzia di collocamento: rinviando continuamente la messa in regola dell’attività, le due ragazze si esporranno a rischi.
Dopo i conflitti nell’Irlanda della prima metà del secolo scorso, in quel IL VENTO CHE ACCAREZZA L’ERBA Palma d’Oro a Cannes 2006, Ken Loach torna ai nostri giorni in una nuova pellicola che ha ottenuto il riconoscimento alla sceneggiatura all’ultimo festival di Venezia.
L’azione si sposta nuovamente a Londra, scenario di licenziamenti, lavori clandestini e realtà multi etniche, testimonianze di disagi sociali di cui la capitale inglese non vanta l’esclusiva. Un ritratto sociale che si sviluppa partendo dalla messa a fuoco di un personaggio, l’energica protagonista Angie, allo stesso tempo vittima e carnefice, che nonostante un figlio a carico senza padre e due genitori ostili, licenziata ingiustamente, con l’aiuto di una più remissiva amica organizza un’agenzia di collocamento illegale.
Abbandonando una certa retorica che affiorava nell’ultimo lavoro, Loach recupera in questa pellicola l’asciuttezza e la capacità di equilibrio cardini del suo fare cinema. Non c’è lezione morale nel resoconto di un’esistenza al limite, né tanto meno facili slogan di denuncia. Con una tensione ben congegnata e sempre alta, Loach non parteggia per nessun personaggio e allo stesso tempo dà dignità ad ognuno, dal padre indignato di Angie, alle famiglie clandestine, dall’amica insicura, ai lavoratori sfruttati. Sempre magistrale il lavoro con gli attori, con menzione alla protagonista Kierston Wareing, capace di sfumare un ritratto di donna moderna, duro ma inevitabilmente fragile.

[19-10-2007]
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