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Angel

di Françoise Ozon. Con Romola Garai, Sam Neill, Charlotte Rampling

di Svevo Moltrasio

La giovane Angel vive il sogno di diventare una grande scrittrice. Nonostante i rimproveri della madre, la ragazza riesce a coronare il sogno: pubblicato il primo romanzo sarà un successo dopo l’altro. Arriveranno i soldi e l’amore. Ma il sogno non può durare in eterno.

Nuovo lavoro del discontinuo Françoise Ozon, ANGEL è tratto da un romanzo del Dopoguerra di Elizabeth Taylor, ed è stato presentato con poco successo all’ultimo festival di Berlino. Da sempre propenso a ritratti femminili il regista mette in scena nell’Inghilterra Ottocentesca l’ascesa e caduta di una giovane scrittrice, combattuta tra la fama e l’amore, la ricchezza e la guerra. Qualità tra le più interessanti del cinema di Ozon è la voglia di rispolverare vecchi stereotipi cinematografici ibridandoli con accenni e particolari più moderni. Qui l’omaggio, quanto mai visibile, è al melodramma hollywoodiano, quel cinema vecchio di ormai parecchi decenni e da cui viene la recitazione sopra le righe degli attori, l’impaginazione raffinata delle inquadrature, la musica sfarzosa e l’elegante montaggio. La storia si articola nei rapporti tra i diversi personaggi, con relazione il più delle volte ambigue e morbose, ma che Ozon non approfondisce mai.

Così ad uscirne bene è sicuramente la protagonista, grintosa e testarda, bella e antipatica, tratteggiata in tutte le sue contraddizioni. Molto meno chiari sono i personaggi di contorno, come il marito pittore maledetto, l’editore e la moglie, la madre e la zia, con tanto di grandi nomi sprecati (su tutti Charlotte Rampling). Ed è proprio questo un vizio frequente di Ozon, spesso vittima della propria messa in scena, raffinata e ricercata ma che perde per strada la sostanza del film. Ed ecco che anche il tema sempre interessante dell’arte, con il logorio dell’artista, si sfalda tra tante belle ma poco incisive scene.

**1/2

[19-10-2007]

 
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