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Stanley Kubrick al Palazzo delle Esposizioni

fino al 6 gennaio

Riaprendo l’attività dopo cinque anni di ristrutturazione, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, accanto ad altre due mostre dedicate rispettivamente a Mark Rothko e Mario Ceroli, regala agli appassionati di cinema italiani la possibilità di avvicinarsi concretamente all’arte di Stanley Kubrick, regista newyorkese ed inglese d’adozione scomparso nel ‘99.

La mostra che dal 2004 sta girando il mondo, curata dal Deutsches Filmmuseum di Francoforte, ha visto la luce grazie alla preziosa collaborazione di Christiane Kubrick, la vedova del regista, e Jan Harlan del “The Stanley Kubrick Estate”.
Dislocata al primo piano del Palazzo, la mostra si articola per diversi ambienti: gli esordi del Kubrick fotografo si susseguono a pochi metri con le testimonianze dei primi lavori cinematografici, con i documentari e i cortometraggi, fino ad arrivare ai lungometraggi degli anni ’50, Killer’s Kiss (Il bacio dell’assassino), The Killing (Rapina a mano armata), Paths of Glory (Orizzonti di gloria), e a Lolita, il primo di una lunga serie di titoli che fecero scalpore.
Ai grandi capolavori del Kubrick più maturo, ovvero dal Dr. Strangelove (Il Dottor Stranamore) fino all’ultimo Eyes Wide Shut, sono dedicate delle singole stanze che si scorrono seguendo un rigoroso percorso cronologico.
I documenti che si possono osservare svariano dai copioni battuti a macchina con le correzioni a penna dello stesso Kubrick, alle lettere di botta e risposta tra produttori e regista, passando per i monumentali piani di lavorazione di ogni opera. E ancora fotocopie di vecchi giornali, con recensioni e critiche, e i libri da cui sono tratti i film, oltre che numerosissime foto e oggetti di scena.

Regista tra i più completi che la storia del cinema abbia conosciuto, maniacale fino all’inverosimile, Kubrick ha sempre curato al meglio tutti gli aspetti delle proprie opere, ottenendo sempre il massimo dai collaboratori dei diversi reparti. A tal riguardo di grande interesse sono gli schizzi delle scenografie, accompagnati spesso dai modellini, come quelli della grande sala da guerra del Pentagono scenario di irresistibili dibattiti nel Dr. Strangelove, o l’angosciante labirinto di Shining e il futuristico Korova Milk Bar di A Clockwork Orange (Arancia meccanica). Non mancano i costumi con l’allucinata e grottesca divisa dei Drughi, passando per l’eleganza settecentesca di Redmond Barry, arrivando alla tuta spaziale di 2001, e alle maschere carnevalesche dell’orgia di Eyes Wide Shut.

La sperimentazione tecnica è testimoniata dalle diverse ed innovative attrezzature utilizzate da Kubrick per le riprese: dall’ obbiettivo Zeiss che permise di girare Barry Lyndon utilizzando solo la luce naturale, alla proiezione frontale grazie alla quale alcune scene di 2001 si alternano tra foto di terre africane e teatri di posa, con la perfetta mimetizzazione. O ancora, sempre dal capolavoro fantascientifico, un modellino spiega la realizzazione della corsa in assenza di gravità all’interno dell’astronave realizzata grazie ad un’immensa centrifuga.

In ogni stanza un televisore a schermo piatto trasmette filmati documentaristici riguardanti il dietro le quinte di ogni film, con diverse testimonianze, il più delle volte prese dal documentario A Life in Pictures, volte a chiarire la passione e l’abnegazione che Kubrick metteva nel proprio lavoro.

Una segnalazione a parte meritano i documenti riferiti alle grandi opere incompiute del regista: impressionante la mole di lavoro operata su Napoleone, con ricerche giornaliere sulla vita del grande imperatore, per un film che Kubrick voleva girare nei primi anni ’70. O ancora gli schizzi scenografici per Artificial Intelligence, progetto fantascientifico portato sullo schermo, dopo la morte del regista, dall’amico Steven Spielberg. E infine i costumi e alcuni scatti con gli attori per Aryan Papers, un film risalente ai primi anni ’90 sulla tragedia dell’Olocausto.

Un documentario proiettato su grande schermo, realizzato estrapolando spezzoni dai film, mette in evidenza la cura con cui Kubrick lavorava soprattutto sull’accompagnamento musicale sottolineando le diverse scelte ritmiche e sonore.
Accanto alla mostra che resterà visibile fino a Gennaio, sempre al Palazzo delle Esposizioni, è possibile vedere tutti i film del regista, con ripetute proiezioni accompagnate da diversi interventi curati da personalità del cinema italiano, da critici a registi.

Svevo Moltrasio

[13-10-2007]

 
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