Giornale di informazione di Roma - Domenica 17 dicembre 2017
 
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Tacco a spillo
 
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Via Montenapoleone: non ci sono occhi per guardare… ma solo per piangere!

Il retrogusto del business intorno alla moda

 La scorsa settimana sono stata a Milano e, complici il bel tempo e la temperatura mite, ho girato in lungo e in largo il centro della città... le colonne di San Lorenzo, il Duomo, la Scala... e, soprattutto (ovviamente l'ho fatto solo per dovere di cronaca verso la mia rubrica!), le strade dello shopping milanese.

Contrariamente a quanto sostenuto da molti, Milano mi è sembrata una città abbastanza carina e dal sapore retrò (nelle zone centrali) e il Duomo, imponente trionfo di guglie e rosoni in stile gotico, merita sicuramente un'attenzione particolare per la sua rilevanza artistica, storica e architettonica. Ma non basta... accantonati i nobili interessi culturali legati alla città, bisogna dire che il Duomo è il punto di partenza dello shopping milanese perchè, come cantavano i Matia Bazar "c'è tutto un mondo intorno" da scoprire.

Accanto al Duomo, ad aprire il giro di ricognizione dello shopping c'è la Galleria Vittorio Emanuele II con delle vetrine da far rimanere a bocca aperta. Poco più avanti a rincarare la dose c'è La Rinascente con vari piani straripanti di abiti, cosmetici e accessori. Da segnalare il soppalco tra il primo e il secondo piano interamente dedicato a borse di Vuitton, Gucci, Dior, Prada, Burberry e Dolce e Gabbana (solo per citarne alcuni).

E se ancora non è abbastanza basta proseguire verso San Babila ed addentrarsi in quello che è meglio conosciuto come il "quadrilatero della moda": via Montenapoleone, via della Spiga, via Sant'Andrea e via Pietro Verri.

MilanoPer le estimatrici del mondo della moda, una strada come via Montenapoleone dove vetrine scintillanti, borse, vestiti e acessori all'ultimo grido sono i padroni di casa, è un incanto, una terra promessa, un albero della Cuccagna, qualcosa di estremamente magnetico e attraente come il paese dei balocchi per Pinocchio...

A prima vista effettivamente c'è da restare ipnotizzati davanti a tutte quelle firme, a quei vestiti da sogno, a quei tessuti ricchi, a quell'eleganza nei dettagli, riscontrabile anche in una semplice cucitura, ma poi...

...ma poi allargando il campo visivo, spingendo lo sguardo oltre il luccichio dei negozi, ci si accorge che via Montenapoleone è un mondo parallelo al nostro, un altro pianeta, un microcosmo alternativo a pochi passi dal Duomo.

Quello che stupisce non è tanto il valore della merce esposta (anche perchè sono le stesse cose già viste alla Rinascente o in Galleria duecento metri prima!), ma il contesto in cui è inserita: una F430 (una Ferrari, ndr.) nuova di zecca con al volante un uomo che la guida con indifferenza manco fosse una Panda, un cagnolino con tanto di cappottino e guinzaglio Burberry, una modella adolescente vestita firmata dalle scarpe al cerchietto che cammina con la disinvoltura e la noncuranza di chi è uscito con la prima cosa che ha trovato nell'armadio (magari è anche vero, chissà cosa racchiude il suo guardaroba!) e una signora della Milano-bene, anche lei vestita di tutto punto, intenta a guardare tutti dall'alto al basso e a non farsi spettinare la messa in piega dal vento.

Di fronte a questa alta concentrazione di alieni, è facile sentirsi degli estranei; e per quanto si parli di "democratizzazione del lusso", non resta che riconoscere che ci sono luoghi dove i ceti sociali e le elites sembrano essere tutt'oggi i principali criteri distintivi del genere umano.

 Nell'area del quadrilatero della moda la ricchezza e il lusso si ostentano sfrontatamente; impregnano l'aria così tanto da penetrare nelle narici e generare un senso di nausea. La percezione più immediata è quella di essere entrati non nel mondo della moda, ma nella fabbrica del business che le gira intorno e che, mediante essa, condiziona e plasma la realtà circostante con i suoi dettami.

Intesa in questo senso la moda non è più uno strumento per conciarsi meglio e stimolare la propria creatività (come piace a noi), ma si riduce ad un business che cresce servendosi di status symbol ed etichette da sfoggiare.

Questa riflessione, direi estremamente personale e più o meno condivisibile, è figlia dell'osservazione che la moda può essere interessante e divertente, ma entro certi limiti; perchè un conto è seguirne le trovate adottandone qualcuna nel proprio stile e un conto è schiaffeggiare con leggerezza la miseria che, senza allontanarsi troppo da via Montenapoleone, dopo le le 23.00, cerca riparo sotto un portico.

Per fortuna, tornando verso San Babila, girato l'angolo c'è Zara che riporta tutti alla realtà con i suoi prezzi abbordabili e la ciurma di studentesse universitarie in coda davanti ai camerini...

A. Pietroforte

ale_pietroforte@libero.it 


[11-10-2007]

 
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