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Gauguin, artista di mito e di sogno

fino al 3 febbraio al Vittoriano

La mostra raccoglie circa 150 opere, tra oli, disegni, ceramiche, bronzetti e stampe, alcune delle quali prese in prestito dal Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, dalla National Gallery of Art di Washington, la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, che ripercorrono la vita artistica del pittore, dagli inizi impressionisti degli anni 80 dell’800, all’avventura da marinaio su un mercantile per il Sudamerica, alle stagioni della Bretagna di Pont-Aven, dove incontrò Émile Bernard, alla Polinesia e alle isole Marchesi.

Gauguin ebbe una vita “incerta e molto agitata”, dovuta a scelte insolite, sulle quali ogni artista pone le basi della propria poetica. Fuggì dalla vita borghese, dalla mondanità, dalla Belle époque per rifugiarsi Lasciò, quindi, il suo lavoro, trasferendosi a Rouen, ospite dell’amico Pissarro, intraprendendo così la carriera artistica, che lo condusse però alla separazione con la moglie Mette Sophie.
Amava viaggiare e, proprio un soggiorno a Pont-Aven, al Nord della Francia, e il contatto con la cultura bretone lo portarono alla pace tanto desiderata, alla consapevolezza delle proprie idee e, soprattutto, alla rielaborazione degli stimoli provenienti dall’esterno.

Fondamentale fu l’incontro con Émile Bernard – che da tempo dipingeva scene semplificate, con effetti simili al “cloisonné”, un antico metodo usato per la realizzazione di vetrate medievali - con cui elaborò una nuova tecnica, il “sintetismo”, basata sulla conoscenza dell’arte giapponese e del già citato cloisonné.
Viene superata la tradizione impressionista, i soggetti, infatti, sono ripresi da ricordi, con continui rimandi simbolici, espressi attraverso forme e colori, e non ritratti dal vero. In questo periodo Gauguin provò nuove tecniche tipiche dell’arte primitiva locale, come le ceramiche, i bassorilievi e le sculture in legno. Stile, che sarà poi esasperato durante l’esperienza di Tahiti, luogo in cui troverà quella sua società ideale, selvaggia, istitiva, senza regole. Nuove muse saranno le donne del luogo, riprese con i loro parei coloratissimi dai disegni stilizzati, senza chiaroscuro, con i contorni dei corpi tracciati in modo netto e preciso.

Il curatore della mostra, Stephen F. Eisenman, professore di storia dell'arte alla Northwestern University di Chicago, dichiara: "nessun artista, né prima né dopo, ha così assiduamente raffigurato l'incontro tra un colonizzatore europeo e gli indigeni, né trasformato in modo così radicale tale difficile rapporto in opere altrettanto incantate ed inquietanti. Gauguin, l'artefice di miti e sogni, Gauguin il Simbolista era anche Gauguin il virgiliano ed il classicista, i cui modelli di pensiero sono strettamente legati all'arte ed alle tradizioni letterarie di Roma antica. Allo stesso tempo, Gauguin era una specie di Odisseo incerto e di maniera, che vagava per i mari vivendo una vita d'avventura ma anche di privazioni, agognando il ritorno al protettivo rifugio di amici e famiglia. A differenza di Odisseo, però, lui non fu in grado di resistere al canto delle sirene e morì esule, a seimila miglia da casa".

"Paul Gauguin. Artista di mito e sogno",
dal 6 ottobre al 3 febbraio 2008, Complesso del Vittoriano, Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali). Roma.
La mostra è curata da Stephen F. Eisenman.
Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 - 19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30; domenica 9.30 - 20.30
Ingresso: € 10,00 intero; € 7,50 ridotto
Informazioni: tel. 06/6780664
Catalogo: Skira.

Chiara Baldussi

[07-10-2007]

 
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