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Grindhouse - Planet Terror

di Robert Rodriguez. Con Rose McGowan, Freddy Rodriguez, Bruce Willis.

di Narda Liotine

Da qualche parte nel Texas una potente arma chimica ideata a fini bellici per ordine del generale Murdoon infetta degli umani. In poco tempo la città si popola di esseri deformi e un esercito di sopravvissuti al contagio, capeggiato dalla ballerina di go-go dance Cherry e dal suo amico Wray, decide di armarsi per la sopravvivenza. Ma nell’impresa si corre il rischio di perdere qualcosa di molto importante.

Seconda puntata di GRINDHOUSE: PLANET TERROR segue di qualche mese l'episodio tarantiniano A PROVA DI MORTE . L’idea di un film d’exploitation (letteralmente “sfruttamento”, sia sessuale che ematico) nasce nella mente di Tarantino e Rodriguez allorquando i due si rendono conto di avere in comune la passione per i film doppi, i double feature, proiettati sino ai primi anni ottanta nei cinema (le Grind-house, per l’appunto) e drive-in statunitensi. Una tradizione tutta americana che avrebbe (probabilmente) faticato a imporsi sul pubblico europeo, soggetto ad una distribuzione traviante del progetto.

Niente è rimasto dei cinque trailer posticci ispirati ai film di genere di quegli anni (un paio davvero interessanti), nulla della discontinuità acronologica delle due porzioni filmiche. Umberto Lenzi è stato il padre dei cannibali nell’INCUBO SULLA CITTA' CONTAMINATA e aveva puntualizzato di come si trattasse di uomini infetti e non di zombie. Rodriguez, dopo più di un quarto di secolo, sembra voler rinverdire l’assunto in una rassegna di fiotti purulenti e soldatesse mutile (Rose McGowan, già Pam nel segmento tarantiniano) senza scadere nella contraffazione. Restate a guardare cosa la sensuale stripper sa fare con la sua protesi anomala, quanto sangue può venir fuori da un solo uomo, ma non andate a cercare un solido intreccio in una pellicola che ha come cifra stilistica il salto logico e temporale, tributo doveroso agli spesso lacunosi film dei ’70, sarebbe davvero insensato.

Pur riuniti sotto il marchio di un unico progetto se non fosse per le sgraffiature sulla pellicola, le frequenti alterazioni cromatiche e una eco radiofonica che non sarebbe giusto svelare, i film di Tarantino e Rodriguez sembrerebbero viaggiare ben discosti. Uno autocelebrativo, ciarliero, ammiccante, arguto (fortemente tarantiniano, in definitiva), l’altro nostalgico, ironico, avventuroso, enciclopedico. In puro stile Grind House, verrebbe da dire. Godetevi questo pout pourri di film di genere senza porre troppe domande se non siete dei cultori; empitevi gli occhi nel caso contrario.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[07-10-2007]

 
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