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Mastella al Gran Premio con l'aereo di Stato

dimissioni? ''No grazie''

Che i politici non abbiano rispetto e non diano il buon esempio l'avevamo già capito, che Mastella pensi alle dimessioni dopo esser andato al Gran Premio di Monza con l'Airbus presidenziale neanche arriviamo a pensarlo. Che l'Europa rida di noi è un dato di fatto.

Se in Svezia un ministro si dimette perché paga la baby sitter in nero e in Italia i politici si comprano case al centro di Roma a prezzi stracciati dagli enti e continuino a spendere e spandere qualcosa di profondamente sbagliato ci deve essere. Ma andiamo ai fatti: ecco l'ultima chicca italiana: Mastella e figlio sono andati al Gran Premio di F1 di Monza , niente di male fin qui, ma ci sono andati con l'"Air Force One italiana", ovviamente, a spese del contribuente. L'escursione al Gran Premio di Monza Clemente Mastella non ha badato a spese, tutte però a carico di altri. Il Guardasigilli ha volato da Salerno a Milano con l'aereo di Stato. Non un jet qualunque: uno dei lussuosi Airbus presidenziali, praticamente una suite con 40 poltrone e ogni genere di comfort. Un velivolo di alta rappresentanza, roba da far invidia a sceicchi e magnati: la Rolls Royce con le ali costa oltre 55 milioni di euro. Poi dalla zona militare di Linate, in teoria una fortezza inaccessibile, il ministro è passato all'area Vip dello scalo milanese, quella dove sono di casa i Falcon di Berlusconi e di Tronchetti Provera, quella riservata a chi i privilegi li paga di tasca sua.

Lì Mastella si è accomodato su un meraviglioso elicottero privato, un potente Agusta 109 con salottino interno, diretto verso l'autodromo. Nessuno sa chi ha saldato il conto per questa navetta, prenotata per uso esclusivo del leader Udeur.

"Sono qui per salutare l'amico Briatore", ha detto il ministro dopo lo sbarco nel circo dei motori. Perché la visita nel tempio della Formula Uno ha avuto poco di ufficiale e molto di personale. Il suo arrivo a Linate ha spiazzato cerimoniale e dispositivo di sicurezza. Poi, dopo l'atterraggio con l'Airbus presidenziale, quel passaggio sull'elicottero-limousine molto poco protocollare. Il tutto, volo di Stato ed elicottero privato, sempre in compagnia del figlio Elio. D'altronde a sentire il Guardasigilli, proprio il dovere di padre è uno dei motivi principali della sua spedizione tra i box: "Avevo promesso da tempo che sarei stato presente insieme con mio figlio", ripetendo: "Volevo salutare il mio amico Briatore e vedere la gara.

Facile prevedere le giustificazioni di Mastella: l'impiego dei voli di Stato non è una sua scelta, ma viene imposto per motivi di sicurezza. Ovviamente di dimissioni non si parlerà nemmeno.

fonte: Espresso

 
 

[13-09-2007]

 
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