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4 Mesi 3 Settimane 2 Giorni

di Cristian Mungiu. Con Anamaria Marinca, Laura Vasiliu

di Svevo Moltrasio 

La giovane Otilia vuole abortire e chiede aiuto alla fedele amica Gabita: questa dovrà sobbarcarsi l’impegno, alternandolo all’università e al fidanzato, correndo non pochi rischi.

La pellicola del romeno Cristian Mungiu è la fresca vincitrice della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes dove si è imposta con consensi pressoché unanimi. I quattro mesi, le tre settimane e i due giorni del titolo segnano il momento in cui Otilia interrompe la gravidanza, in un paese come la Romania del ’86 in cui l’aborto era fuorilegge.

La descrizione di quest’atto clandestino ad opera di uno scorbutico individuo, che si svolge tutta negli interni di un tetro albergo, si sviluppa nella sostanziosa parte centrale del film, con una messa in scena cruda e costruita per lunghissimi piani fissi, con rari stacchi. Ad aprire e chiudere la storia Mungiu presenta altri ambienti altrettanto polverosi, come la casa dello studente dove dormono le due protagoniste e le vie della città, buie e decisamente poco accoglienti.

Al di là della dura efficacia con cui è raccontato l’aborto, con tanto di inquadratura sul piccolo feto che mette alla prova lo spettatore, le cose migliori del film sono le contrapposizioni con cui Mungiu costruisce le situazioni. E pensiamo alla festa in albergo che fa da sottofondo allo strazio delle protagoniste, o ancora all’allegra famiglia del fidanzato di Gabita. Soluzioni che senza lungaggini ed eccessi, il film si svolge tutto in una giornata, permettono di rendere al meglio l’atmosfera di quegli anni e di chiarire lo stato d’animo dei personaggi.

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[09-09-2007]

 
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