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Attentato di via Rasella

la Cassazione condanna il Giornale

l'attentato di via Rasella

L'attentato di via Rasella messo a segno il 24 marzo del 1944 a Roma dai partigiani contro i tedeschi del battaglione "SS Bozen" fu un "legittimo atto di guerra, rivolto contro un esercito straniero occupante e diretto a colpire unicamente dei militari".

Lo afferma la Cassazione che conferma così la condanna per il Giornale al risarcimento danni per diffamazione (45 mila euro) a favore del partigiano Rosario Bentivegna. Il quotidiano nel '96 pubblicò articoli con "fatti non corrispondenti al vero" sui gruppi di azione patriottica e su Bentivegna che, con altri tredici partigiani romani, ideò e realizzò l'azione, travestito da spazzino, con un carretto dove erano nascosti 12 chili di tritolo, bulloni e altri ferri.

A via Rasella fu compiuto l'attentato contro i nazisti. 33 Ss furono uccise e la successiva rappresaglia nazista costò la vita a 335 civili. La suprema Corte ricorda che non è vero che le Ss fossero "vecchi militari disarmati" come sostenuto da il Giornale ma "si trattava di soggetti pienamente dediti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei e pistole"

 

[09-08-2007]

 
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