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Gay ucciso a via Faleria

il convivente č stato sentito come parte civile

E' una sentenza di portata storica che certamente farà giurisprudenza: per la prima volta in Italia un giudice riconosce parte civile un convivente dello stesso sesso.

Accade nel processo per la morte di Roberto Chiesa , ucciso nel marzo scorso da un rumeno dopo una lite finita tragicamente. Il suo convivente, mario chinazzi, si è visto riconoscere lo status di convivente dal gup claudio carini che lo ha ammesso agli atti come parte civile. Il giudice, nell’ordinanza, ne ha evidenziato il danno diretto subito dalla morte del compagno che, in un atto notorio del 1982, già lo aveva indicato tra gli eredi. Ma sono tanti i documenti in grado di attestare la convivenza dei due: dalle spese per l’affitto fino al conto corrente in comune. Una decisione che nell’udienza preliminare non ha incontrato difficoltà: ma fuori delle aule dei tribunali è un’altra cosa e dunque prepariamoci al solito fiume di polemiche, soprattutto in parlamento dove, dopo un avvio incoraggiante, la questione dei diritti dei conviventi si è arenata fin dalla scelta del nome del provvedimento. Ci riferiamo ai dico, per sostenere i quali l’arcigay indì una manifestazione a piazza Farnese che vide, tra l’altro, la partecipazione proprio di Mario Chinazzi, sul palco per raccontare la sua esperienza, la perdita del proprio compagno, la perdita di quella famiglia che in Italia, contrariamente a francia e spagna e non solo, ancora non è riconosciuta.

L'Arcigay ha parlato di "decisione storica, che non potrà non fare giurisprudenza". Ha espresso soddisfazione, perché "la magistratura, recependo un'esigenza profonda della società, ha riconosciuto, prima della politica, il valore sociale di tutte le convivenze, omo ed etero". Ma dall'altra parte non può mancare il rammarico, perché "non è possibile che gli omosessuali siano costretti a dimostrare il loro amore a colpi di scartoffie e carte bollate". Ragione per cui c'è bisogno di una legge, perché "l'Italia diventi finalmente una nazione europea". Esigenza ribadita dall'ex presidente dell'Arcigay e deputato della Sinistra Democratica, Franco Grillini, per cui "è la società italiana a chiedere certezze giuridiche per le nuove famiglie".

 
 

[20-07-2007]

 
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