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Tango romano
 
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Tango d’azzardo

Vediamo se riesco a scrivere qualcosa senza voler dire nulla.

Non ho nulla da dire a proposito di Tango né su di me. Non so quanto possa interessare un vaniloquio, o un fluire di parole senza costrutto. Ma uso questa tecnica, scrivere senza sapere cosa, per vedere se mi esce qualcosa per caso, così,  random!

Niente, ancora niente… Volete sapere qualcosa di me che vado a ballare? Quando si entra in un casinò e si percorrono quei corridoi con la moquette e si odono quei rumori tipici delle fiches che vengono raccolte e rastrellate, o della pallina! Che cade nel…

Come diciamo noi anglosassoni, in queste circostanze si sentono le farfalle nello stomaco. E’ come un’ebbrezza, ci si butta nel vuoto, ad ogni puntata ci giochiamo un pezzo di noi. E’ per questo motivo e solo per questo che vado a ballare. Io amo lo sconosciuto, non m’interessa ballare per ballare, ma ballare per morire, come si muore quando si perde. Ma se l’ingresso di una Milonga non fa pensare ad un casinò, beh allora è un bel casino.

Il giocatore è nudo, come nudo è il milonguero. Il giocatore non sa come andrà a finire, come il milonguero. Le sale da gioco sono illuminate come le milonghe e drappeggiate… lampadari?

Ho bisogno sempre di tanta fantasia per trasformare tutto in un gioco che l’uomo è ludico per natura. La natura è ludica.
M’invita uno che neanche voglio vedere, né sapere quanti anni ha, voglio solo sentire se sta al gioco. Le regole ci sono.

Cornelia

[26-06-2007]

 
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