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Il Gay Pride invade Roma

musica, colori e voglia di diritti

La festa comincia nel pomeriggio, piazzale Ostiense è invaso, i Sound system sparano dance e rithm'n'blues, caldo soffocante eppur si balla. Ad accerchiare i pochissimi politici (che salutano ma non sfilano) sono solo i giornalisti, ecco Luigi Manconi, Alfonso Pecoraro Scanio, Paolo Ferrero. La musica, i colori, i corpi del Gay Pride 2007 invadono il centro di Roma, gli striscioni chiedono diritti per single e coppie di fatto, dicono basta all'omofobia e alle interferenze porporate, sono in centinaia di migliaia, "un milione" sostengono gli organizzatori.

Il colpo d'occhio è per le righe arcobaleno declinate in ogni forma, bandiere e cravatte, bandana e pareo, canotta e mantellina per un cane. Il sole picchia, un vigile urbano con i baffi sbuffa, si toglie il cappello, si asciuga la fronte con un fazzoletto, una madre ha portato il figlio ragazzino a guardare lo spettacolo, "mettiti qui di lato, così quando passano li vedi bene", in giro carrellini col ghiaccio e le birre, alle quattro e mezza si parte.

La musica è a mille, in testa al corteo Vladimir Luxuria assalita dai fotografi, il pullman azzurro con scritto "Roma Pride 2007 - Parità Dignità Laicità", davanti cammina Alessandro Cecchi Paone, "vergognoso l'abbandono dei Ds", dice. Ecco l'Alfetta con Daniele Silvestri, è sua Gino e l'Alfetta, inno di questa edizione. Dal camion di Muccassassina le ragazze pon-pon lanciano coriandoli che si appiccicano sui corpi oliati dei brasiliani, piume e paillettes e zeppe da capogiro. Sul camion Arcigay, un enorme telefono verde che promuove la Gayhelpline, piovono bustine di profilattici, scadenza luglio 2011.
 
TAG: gay pride - dico - gay
 

[17-06-2007]

 
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