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A Glimpse Inside the Mind of Charlie Swan III

di Roman Coppola. Con Charlie Sheen, Bill Murray

di Rosario Sparti

Il film racconta la storia di un grafico di successo, la cui fama e fortuna lo rendono irresistibile al gentil sesso. Quando però la sua ragazza lo lascia, la vita del protagonista sprofonda.            

Dopo il film d'esordio CQ passato inosservato, Roman Coppola figlio d'arte, decide di riprovarci, forte delle esperienze come sceneggiatore per Wes Anderson. Una esperienza senz'altro formativa, perché nello spunto di partenza e nella bizzaria della caratterizzazione dei personaggi è evidente l'influenza del regista texano. Cucito su misura per un Charlie Sheen redivivo, molto vicino nella realtà al suo personaggio, interpretato da vero mattatore con una prova tra le migliori della sua carriera, il film, conta nel cast anche il mitico Bill Murray, Jason Schwartzman e l'affascinante Katheryn Winnick.

Ambientato in una Hollywood poco glamour, baciata da una atmosfera West Coast memore della musica cantautorale del tempo, tutto ruota intorno al suo protagonista, che sostanzialmente altri non è che il regista stesso. Bloccato in una crisi sentimentale che lo conduce allo stallo esistenziale con conseguente depressione, il protagonista nei suoi dubbi riflette le domande che lo stesso Coppola si sarà posto a causa del cognome che porta, giocando così ironicamente con le sue debolezze, che vengono poi ammante d'un realismo malinconico che colpisce al cuore, come nella scena della dichiarazione di Sheen alla sua ex. Nel gioco tra ego, paure, aspettative e frustrazioni è impossibile non rintracciare l'influenza di Fellini e Allen, evidente anche nelle caratteristiche narcisistiche ed infantili del protagonista Don Giovanni impenitente, che divengono numi tutelari di un film che dell'autodistruzione delle proprie certezze ne fa il perno narrativo.

La pellicola appare come un calderone d'influenze stilistiche legate all'attuale cinema indie statunitense, ma, soprattutto, è ricchissimo di citazioni cinematografiche delle più disparate, un patchwork di tessuti pop culture che diverte ma non riesce a rendersi coerente. Ondeggiando tra realtà e fantasia, il film, così come il suo protagonista, può permettersi folli voli pindarici - il duetto sulle note di "Águas de Março" su tutti - che esaltano il lavoro sull'aspetto visivo (che spazia dagli anni '40 ai '70), però senza avere un proprio carattere, finendo così per somigliare a qualcosa di già visto, figlio di una carineria un po' arida.


 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[15-11-2012]

 
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