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La collina dei papaveri

di Goro Miyazaki

di Rosario Sparti

La storia di un giovane amore durante la protesta studentesca contro la modernizzazione senza scrupoli nel periodo della rinascita economica giapponese. Durante la disputa per la demolizione o la salvaguardia di una vecchia casa in legno della scuola, il "Quartier Latin", sede dei club scolastici di filosofia e di astronomia, Umi e Shun si innamorano, ma quando per conoscersi meglio cominciano a raccontarsi reciprocamente le storie delle rispettive famiglie, scoprono con sgomento un segreto che li accomuna dal passato.

Dopo I RACCONTI DI TERRAMARE  ritorna alla regia Goro Miyazaki, figlio del celebre Hayao Miyazaki che qui figura in veste di sceneggiatore, con una storia ambientata nel Giappone post-bellico, in quel 1963 vigilia delle imminenti Olimpiadi. Intriso di una nostalgia sospesa tra malinconia e solarità, il film si incanala nel solco della tradizione dello Studio Ghibli, caratterizzandosi per un tratto morbido nel disegno e un tono pastello nella scelta dei colori.

« Come si può pensare di costruire un futuro se si dimentica il proprio passato? ». Questa domanda, presente nella pellicola, ben sintetizza l'atmosfera che regna in una Tokyo al centro di una mutazione sociale, in preda ai tempi che cambiano e con cui i personaggi devono confrontarsi. Carica d'un realismo venato d'atmosfera retrò, ben centrato nei dettagli storici che il film ritrae, la storia, vede nell'incontro di questi due giovani l'occasione per sottolineare il valore della memoria.

La levità del tocco narrativo consente al regista di raccontare elementi dolorosi e momenti tragici in punta di fioretto, colpendo nell'intimo lo spettatore ma senza manipolarlo nei sentimenti. Un affresco poetico su come per andare avanti spesso si necessiti di guardare indietro, una notazione che sicuramente in casa Miyazaki sicuramente non sarà sfuggita dato il passaggio di testimone che il film testimonia.
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Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - Miyazaki
 

[06-11-2012]

 
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