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Sorpesi a saccheggiare tempio romano, arrestati

in manette quattro italiani. I furti alimentavano il collezionismo darte clandestino in tutto il mondo

di Luca Siliquini

Un’operazione durata più di due mesi, condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma nelle campagne tra Lanuvio e Genzano. Attraverso l’utilizzo di sofisticati sistemi satellitari, le Fiamme Gialle del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico del Nucleo Polizia Tributaria della Capitale hanno intercettato e arrestato quattro “tombaroli”, tutti italiani. I malfattori sono stati sorpresi mentre profanavano una cavità ricolma di centinaia di manufatti e statue di dimensioni reali nel santuario di età romana dedicato al culto di Juno sospita - meglio nota come “Giunone la salvatrice” -, sito appunto a Lanuvio.

Scattate le perquisizioni, la Guardia di Finanza è giunta al recupero di molto altro materiale storico-archeologico di pregio, proveniente da diversi siti sepolcrali - per lo più di ambiente etrusco –. I furti, naturalmente, alimentavano il circuito del collezionismo internazionale. La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio ha disposto in via d’urgenza l’avvio di uno scavo scientifico. Tale ricerca ha restituito, fin dai primi giorni, testimonianze di una fase storica compresa tra il IV ed il II sec. a.C., nonché permesso l’acquisizione di elementi utili ai ricercatori per lo studio e la catalogazione dell’insediamento. Di particolare interesse alcuni ex voto, rinvenuti nella stipe, che attestano l’esistenza in loco di un opificio per la produzione in terracotta di un unicum tipologico, correlato alla cura di patologie dell’apparato respiratorio. Al termine degli scavi e delle prospezioni geologiche, il sito verrà destinato alla fruizione pubblica, integrando un preesistente percorso didattico collegato al vicino tempio di Juno sospita. Le opere rinvenute andranno destinate ai vari musei dello Stato per l’esposizione permanente. I quattro soggetti intenti alle operazioni di scavo clandestino sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per i reati previsti dal Decreto Legislativo 42/2004 (cd. “Codice Urbani”), mentre tutta la strumentazione utile alle ricerche in possesso dei “tombaroli” (metal detector, geo-radar, idropompe, generatori di elettricità, badili, picconi) è stata sequestrata.
(VIDEOESTERNO1)

[19-10-2012]

 
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