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Zingaretti corre per la Regione, ma rimangono le polemiche sulla nuova sede della Provincia in via di soppressione

L'inquilino di palazzo Valentini ha concluso l'acquisto di un nuovo immobile per 269 milioni di euro

di Enrico Ferrara

Nicola Zingaretti guarda al futuro. All'avvenire della Regione Lazio «tutto da costruire», ancora nell'occhio del ciclone mediaticoe giudiziario per lo scandalo dei rimborsi ai consiglieri regionali, e al proprio, da candidato “in pectore” del Pd.

Nel dopopranzo di giovedì, dal palco del centro congressi del Barcelò Aran Hotel di via Mantegna, il presidente della Provincia di Roma ha accettato ufficialmente la richiesta, giunta ieri sera dal Partito Democratico e dagli altri partiti della coalizione regionale, per sfidare il centrodestra alla guida della Pisana.
Fino a qualche mese fa, nessuno, né a Santa Maria delle Fratte, sede del Pd nazionale, né in Via delle Sette Chiese, sede della federazione romana, nutriva dubbi sulla certezza della sua candidatura per la corsa al Campidoglio, appoggiato e sostenuto dal “main sponsor” Enrico Gasbarra, attuale coordinatore regionale del Pd.
Proprio quest'ultimo, infatti, avrebbe chiesto al presidente della Provincia di rinunciare alla sfida con il sindaco uscente Alemanno e di rappresentare il centrosinistra alle imminenti elezioni regionali.

Nicola Zingaretti lascia Palazzo Valentini, in punta di piedi e all'improvviso, ma non senza polemiche.
Al centro del dibattito e della contestazione, la nuova sede della Provincia di Roma.
Il primo inquilino di Via IV novembre è convinto di fare un'operazione virtuosa di spending review, in linea con i tagli ai trasferimenti e la lotta agli sprechi della spesa pubblica, ma sono in molti a pensare che 219 milioni di euro, che con l'Iva diventano 263, siano davvero una cifra eccessiva, e forse inutile, per l'acquisto della nuova sede di un ente intermedio in via di soppressione.

La Provincia, che dovrebbe essere assorbita dall'Area Metropolitana della Capitale, scomparirà dal sistema amministrativo italiano, cessando di compiere le proprie funzioni di raccordo e programmazione, dal 1 Gennaio 2014.
C'è il sospetto, però, che rimarranno in vita i debiti contratti, necessari per finanziare l'acquisto dell'immobile.
Anche perchè al momento, quei soldi, il cui ammontare fu determinato nel 2010 in occasione dell'acquisto di una nuova sede istituzionale in zona Eur Castellaccio, la Provincia non li ha.

Pertanto, la nuova maxi sede (oltre 67 mila metri quadrati in via di ultimazione all'estrema periferia Sud di Roma)
sarà finanziata dalla vendita di alcuni immobili di proprietà dell'ente, la quale, non ancora avvenuta, dovrebbe coprire l'importo definito.

Allo scopo di gestire le operazioni di vendita è stata prevista la costituzione di un fondo immobiliare, incaricato di curare le operazioni di dismissione nel più breve tempo possibile e gestire l'importo di realizzo.
Mercoledì, infatti, la giunta provinciale, dopo aver indetto pubblico bando, ha provveduto all'apertura delle buste contenenti le offerte di due S.g.r. ( Società di gestione del Risparmio (ndr): la prima, presentata dalla Bnp Paribas Real Estate sostenuta da Banca Imi, Unicredit e Bnl; la seconda dalla sgr Sorgente sostenuta dalla Banca Popolare di Bari.

Il presidente Zingaretti, soddisfatto delle offerte ricevute e del progresso del progetto,
ha tenuto a precisare di stare determinando « una straordinaria operazione di spending review perchè chiuderemo dodici sedi distribuite su Roma per aprirne una. In questo modo non solo offriremo un servizio migliore alla cittadinanza ma risparmieremo anche circa cinque milioni di euro all’anno tra manutenzione e fitti passivi che saranno reinvestiti per strade e scuole» .

Non la pensano così i deputati Stefano Pedica (Idv) e Vincenzo Piso (Pdl), che, tenuto conto della cancellazione, ancora tutta “sulla carta” dell'ente provinciale, hanno presentato una interrogazione parlamentare al Governo Monti.
Della bontà e della legittimità dell'operazione non sono convinti neanche i magistrati contabili della Corte dei Conti, che hanno deciso di avviare un'indagine conoscitiva per far luce sulle molte ombre dell'operazione.
Neanche i dipendenti di Palazzo Valentini, magnifica residenza patrizia nel cuore di Roma, sembrano d'accordo: sono preoccupati, infatti, di essere trasferiti nel « deserto dei tartari», in una zona male e poco servita dai mezzi pubblici e lontano dagli altri uffici istituzionali.

Il neo-candidato del Pd alla Regione non accetta che si parli di progetto inoculato né improvvido, dati i tempi di tagli e sacrifici economici delle famiglie. Non vuole che si gettino ombre sulla sua amministrazione e pertanto ribadisce quanto sia « di grande importanza il fatto che abbiano creduto in questa operazione tra i maggiori istituti di credito nazionali ed internazionali. È la dimostrazione – sottolinea Zingaretti - della trasparenza e della solidità del nostro progetto: per la prima volta l’amministrazione pubblica dimostra di saper fare quello che farebbe qualsiasi impresa privata, ossia valorizzare risparmiando».

Più che un progetto, un'odissea nata nel lontano 2005, quando fu pubblicato il primo bando esplorativo, per l'individuazione del sito della nuova sede, e che vede la prima realizzazione solo oggi, dopo la firma di un contratto di compravendita di cosa futura con Parsitalia, società immobiliare della nota famiglia Parnasi. Quasi 68 mila metri quadrati di uffici nel deserto, in via di ultimazione. Ben oltre il raccordo anulare.

Zingaretti ostenta serenità e sicurezza, certo della opportunità dell'operazione. A Palazzo Valentini l'aria è scura e la campagna elettorale per le elezioni regionali si apre sotto il segno di un nefasto auspicio.

 
 

[07-10-2012]

 
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