Giornale di informazione di Roma - Venerdi 30 settembre 2016
 
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Il pallonaro Roma
 
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Roma umiliata dalla Juve

A Torino finisce 4-1: gara compromessa dopo 19', e giallorossi assenti dal campo.

Come l’anno scorso. Niente di meno e, soprattutto, niente di più. La Roma di Zeman torna da Torino con una sconfitta pesantissima e una partita compromessa dopo pochi minuti, proprio come fece quella di Luis Enrique, che da lì iniziò il suo definitivo declino da tecnico nella capitale. Stellare la Juventus, da buttare la prestazione dei giallorossi. Una goleada al passivo che ridimensiona non solo le ambizioni della squadra, ma che soprattutto induce a riflettere e a mettere in discussione tutte le componenti della compagine capitolina.

PRIMO TEMPO – Zeman conferma Taddei sulla fascia destra al posto di Piris, e recupera in extremis Totti dopo un brivido prepartita. Carrera (Conte) lascia invece in panchina Lichtsteiner e Asamoah per Caceres e De Ceglie. I bianconeri si impossessano immediatamente della metà campo romanista, e impiegano appena undici minuti a trovare il vantaggio: da un fallo inutile di Taddei su Marchisio al limite dell’area scaturisce una punizione che Pirlo trasforma in gol battendo un colpevole Stekelenburg sul suo palo. La Roma non ha neanche il tempo di reagire, e la Juve trova il raddoppio: dopo uno sbandamento difensivo, il portiere olandese esce di piede al limite, ma Matri recupera palla e conclude trovando il braccio involontario di Castan e il rigore. E’ di Vidal la trasformazione. Dopo un accenno di reazione di una Roma assente, con una buona occasione sprecata da Lamela, arriva il terzo gol juventino a completare un quadro surreale. Al 19’ è Matri a sorprendere i centrali giallorossi, presentandosi a tu per tu con Stekelenburg e battendolo (ancora imperfetto l’estremo difensore). Dopo nemmeno venti minuti, la Roma deve fare ancora la propria apparizione in campo (e non la farà per tutto il primo tempo), mentre i bianconeri sguazzano negli spazi lasciati a centrocampo e in difesa, con Pirlo lasciato libero di impostare al meglio e gli attaccanti pronti a sfruttare una retroguardia che non si alza a fare il fuorigioco e non si abbassa per recuperare. E se nei primi 45 minuti il passivo è ‘solo’ di 3-0, è perché le conclusioni di Marchisio e Vucinic si stampano sulla traversa. Impossibile trovare uno sprazzo di luce, nei singoli e nel collettivo, dalle parti della Roma: il solo Florenzi offre una prova decente fra le prestazioni imbarazzanti di tutti gli altri, a partire da Totti e De Rossi. Come se non bastasse, Zeman deve anche rinunciare a Balzaretti, che al 34’ esce per febbre alta (???): al suo posto Marquinhos, con Piris bocciato definitivamente.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con la Juve ancora in attacco, e per un paio di volte sono i guantoni di Stekelenburg a evitare un passivo peggiore. Al 19’ Zeman, che dà per acquisito il risultato, toglie Totti e Tachtsidis (snervante la sua lentezza) e inserisce Destro e, udite udite, Perrotta. E c’è da dire che i due nuovi entrati qualcosa combinano, complice l’inevitabile calo di tensione della Juve. E’ l’ex senese a guadagnare il rigore che consente a Osvaldo di siglare il 3-1. Ma i bianconeri, fiutato il (remoto) pericolo di una riapertura della gara, si rifanno subito sotto a livello di pressione e intensità di gioco. Carrera manda in campo Asamoah, Giovinco e Pogba per De Ceglie, Matri e Marchisio. E nel finale, quando la Roma dovrebbe produrre il massimo sforzo per tentare l’impossibile, l’azione che ben sintetizza la gara: Barzagli recupera palla al limite dell’area, scherza Taddei e, con i suoi 80 chili di peso, va via in velocità e serve a Giovinco l’assist del 4-1 finale.

Questa non è una sconfitta qualunque. Questa è una sconfitta che rimette in discussione un anno e mezzo di lavoro tecnico e societario. Tecnico, perché tanti giocatori supervalutati ed esaltati per qualche buona prestazione si sono sciolti come neve al sole al cospetto della Juve (di certo la miglior squadra della serie A, ma non il Brasile di Pelé), mostrando dei limiti caratteriali gravissimi e tendendo invece ben nascoste le (sempre più presunte) qualità. Tanto da far riflettere sulle colpe addossate a Luis Enrique nella scorsa stagione e da far sorgere il dubbio che le richieste di Zeman siano troppo esigenti per il materiale umano in suo possesso. Zeman che, dal canto suo, a oggi non è riuscito a trasmettere nulla della propria idea di calcio: non un taglio, non una sovrapposizione e nemmeno una discesa di un terzino sono andati in scena a Torino, ma solo tanta staticità e disorganizzazione difensiva. E poi, naturalmente, ci sono i dirigenti. Quegli stessi che in estate si indignavano con chi osava mettere in discussione il loro operato e l’importanza degli acquisti fatti fin qui, dimenticando che in un anno è stato necessario ricostruire un’intera difesa e che alcuni ‘talenti’ sembrano tutt’altro che vicini a esplodere. E non dimentichiamo i media: quelli che (noi compresi) si esaltano per un dribbling o per un palleggio, mentre nel calcio serve molto ma molto di più, e la Roma, oggi, sembra non averlo.

Simone Luciani
Juventus-Roma 4-1
JUVENTUS: Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Caceres, Vidal, Pirlo, Marchisio (dal 32’ s.t. Asamoah), De Ceglie (dal 39’ s.t. Pogba); Matri (dal 31’ s.t. Giovinco), Vucinic. (Storari, Lucio, Lichtsteiner, Marrone, Padoin, Isla, Giaccherini, Quagliarella, Bendtner). All. Conte (in panchina Carrera).
ROMA: Stekelenburg; Taddei, Burdisso, Castan, Balzaretti (dal 34’ s.t. Marquinhos); De Rossi, Tachtsidis (dal 19’ s.t. Perrotta), Florenzi; Lamela, Osvaldo, Totti (dal 18’ s.t. Destro). (Goicoechea, Svedkauskas, Romagnoli, Piris, Marquinho, Lopez). All. Zeman.
ARBITRO: Rizzoli.
MARCATORI: Pirlo (J) all’11’, Vidal su rigore (J) al 16’, Matri (J) al 19’ p.t.; Osvaldo (R) su rigore al 24’, Giovinco (J) al 45’ s.t.
NOTE: stadio esaurito. Ammoniti Taddei, Castan, Burdisso, Balzaretti, Bonucci, Matri, Vidal, Vucinic. Recupero: 2’ p.t., 3’ s.t.

[30-09-2012]

 
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