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"Cesare deve morire" candidato italiano agli Oscar 2013

L’Anica ha scelto il film di Paolo e Vittorio Taviani per rappresentare l’Italia nella corsa all'Oscar

di Renata Pasquini

È “Cesare deve morire”, ultima fatica dei fratelli Taviani, il film che rappresenterà l’Italia nella corsa agli Oscar per la categoria “Miglior film in lingua straniera”.

A stabilirlo un’apposita commissione istituita dall’Anica, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali, che ha selezionato la pellicola preferendola ai lavori di grandi nomi del cinema italiano degli ultimi anni, da Pupi Avati ("il cuore grande delle ragazze") a Matteo Garrone ("Reality"), da Marco Bellocchio (“Bella addormentata”) a Ferzan Özpetek (“Magnifica presenza”).

Si tratta però solo di un primo passo, come spiegano gli stessi Taviani: «Siamo felici ed è solo l’inizio di un bel viaggio. C’è tanta strada da fare».

Solo il 10 gennaio infatti, tre giorni prima dei Golden Globe, si saprà se effettivamente il cammino dei due registi verso l’Oscar potrà continuare: potrà accedere alla competizione per l’Oscar come film straniero infatti solo una rosa ristretta di appena cinque film (e dunque cinque Paesi), e l’Italia potrebbe non rientrare quindi in concorso.

Ma l’essere scelto per rappresentare l’Italia è già un bel traguardo per questo lavoro dei due registi toscani, interamente girato nel carcere romano di Rebibbia, che ha fruttato loro già molte soddisfazioni, fra cui l’Orso d’oro all’ultimo Festival di Berlino e cinque David di Donatello.

Protagonisti del film, girato in stile docufiction, i detenuti di Rebibbia, che possiamo vedere alle prese con un’interpretazione del “Giulio Cesare” di Shakespeare per il regista Fabio Cavalli, che da anni lavora con la Compagnia Teatro Libero di Rebibbia.

La scelta del bianco e nero, le vicende personalissime degli attori portate sullo schermo, l’opera di Shakespeare reinterpretata attraverso i diversi dialetti dei detenuti: è la combinazione di questi elementi a fare di “Cesare deve morire” una pellicola interessante e degna di rappresentare l’Italia agli Academy Awards.

Si fanno notare nel cast Salvatore Striano (nel ruolo di Bruto) e Giovanni Arcuri (Cesare), che sono riusciti a cominciare una nuova vita anche grazie ai laboratori teatrali di Rebibbia: abbiamo visto Striano (detto Sasà) in “Gomorra”, e Arcuri tra le altre cose ha scritto anche un libro, “Libero dentro”.

La pellicola dei Taviani si colloca quindi su una strada già preparata da anni di progetti teatrali nel carcere, che hanno aiutato i detenuti a cercare la propria identità, confrontandosi con un passato ingombrante che forse riusciranno a portare sotto lo sguardo di tutto il mondo nei prossimi Oscar.







 
 

[29-09-2012]

 
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