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Cambiare gli uomini per cambiare le idee

Al via la campagna per le primarie di Matteo Renzi: "la Politica deve tornare a parlare al cuore della gente"

di Enrico Ferrara


E' un giovane che scalpita, Matteo Renzi. Ha fretta, ha furia. Vuole farsi largo e fendere l'impermeabile cortina della “nomenklatura” del Partito Democratico e non avrà, per questo, vita facile.
Che piaccia o meno; che convinca oppure no; che sia visto da una certa “sinistra iconoclasta” come il prototipo del 'neo-politicante destorso', quasi un infiltrato scomodo, che vuole radicalizzare l'aspro dibattito interno per sostituirsi semplicemente alla classe dirigente che piccona, non importa. Aspettiamo per giudicare, non lui né le sue ambizioni, sia chiaro, bensì il suo programma – cosa rara, visti i tempi – prima di condannarlo e fargli terra bruciata. Come da tempo fanno i dirigenti di Largo del Nazareno, che non hanno voglia o capacità di sconfessarlo politicamente né confrontarcisi programmaticamente.

Indubbiamente ha dei meriti, Renzi. Innanzitutto, quello di aver posto seriamente il problema del rinnovamento generazionale all'interno di un partito, che è la sintesi finale di miscellanee politiche e umane, di maquillage tattici post-ideologici e che non ha saputo offrire un'identità chiara e netta ai propri elettori. In un partito mai davvero nato, passato dalla “vocazione maggioritaria” alla deriva del “mucchio” selvaggio, in meno di tre segretari, Renzi ha posto il Problema. Al quale si connettono e si intrecciano, in una matassa indistricabile e indissolubile, tutti gli altri.
Il problema degli Uomini è primario. Essenziale.

E' per gli uomini che si perde. E' dagli uomini che si deve cambiare.
Gli uomini sono le loro idee, incarnano il loro modo di vedere la realtà. E sulle idee e sugli uomini il Pd ha fallito.
Trent'anni ininterrotti di Parlamento, venticinque, venti sono troppi. Troppi per non consolidare interessi, anche individuali; troppi per non alimentare centri di potere; troppi da chiudere e sbarrare ogni accesso a chi di politica non vive e vuole contribuire con il proprio impegno personale e intellettuale; troppi, non avendo dato i risultati promessi, per presentarsi ancora alla gente.

Renzi ha fatto del ricambio generazionale, della “rottamazione” - termine efficace ed evocativo, da trenta e lode in comunicazione politica – un punto nodale della sua scalata al vertice. Ha capito, lui per primo, in un partito divenuto autoreferenziale e lontano dai problemi della gente – non bastano le vecchie “feste dell'unità”, oggi feste democratiche, né qualche foto elettorale, per dare la sensazione di ritrovata politicità – che “le risorse umane” siano fondamentali e imprescindibili in Politica.

Non entusiasmano più i grandi vecchi della politica italiana, non convincono più. A loro non crede più nessuno, perchè abbiamo constatato sulla nostra pelle la loro sostanziale incapacità di amministrare bene la cosa pubblica, anche a causa dell'assenza colpevole di strategie di lungo periodo.
L'unico modo per riconquistare i cittadini e ridurre il senso di disgusto per la politica, seppur in tempi difficili, è convincerli che possono tornare a contare, che possono partecipare, che possono tornare a sognare.
Non bisogna dimenticare, e Renzi questo lo ha capito e sta cercando di interpretarlo, che la politica ha una fortissima componente romantica ed emotiva, che trascina emozionalmente, ancor prima di convincere razionalmente.

Rottamare è giusto, sostituire e favorire il ricambio è doveroso. Come d'altronde mettere a servizio delle nuove leve l'esperienza degli anziani.
Il sindaco di Firenze questo lo sa. Non si tratta, infatti, di uno scontro polarizzato tra giovani e vecchi, né tra generazione. Ma tra un modello fallimentare di politica e la necessità di voltare pagina.
Al riguardo, l'on. Bindi, in un accesso soliloquio mattutino su Omnibus, qualche giorno fa, esclamò impettita: “ Non mi si può rottamare solo perchè ho 61 anni”.
Anche questa, dal canto suo, è strategia politica.
Vogliono far passare Renzi come vessillo di una indiscriminata repulisti , al fine di sostituirsi all'oligarchia da abbattere.
E' facile bollarla come operazione demagogica, così. Infatti, non considerano che a necessitare il ricambio è stata la loro inefficienza, la loro inefficacia. Non considerano, infatti, le loro colpe. Le loro responsabilità.
Un allenatore accorto sostituisce i propri giocatori incapaci di visione tattica. A noi questo lusso non l'hanno mai permesso.

Il toscano Matteo ha capito che i cittadini chiedono poche e semplici cose: partecipazione e pluralità. La prima favorisce la seconda e l'alimenta. Essa scaturisce il ripensamento della struttura e dei meccanismi decisionali, così come li abbiamo sempre intesi.

Del discorso introduttivo di oggi, generico e di viatico ad un'aspra battaglia interna, che dovrà poi essere chiarito e sviluppato perchè possa persuadere della bontà dell'alternativa, hanno colpito poche ma misurate parole, che nessun politico da tempo diceva.
La politica deve tornare a far sognare i cittadini. A far sperare nel futuro. Deve parlare al cuore e dimostrare con i fatti che una realtà migliore è possibile.
E' molto americano, molto “kennediano” il Renzi, ma ha capito, prima degli altri e più degli altri, che si deve riconquistare la gente. Una cosa così banale per un politico, ma oggi la più difficile.

 
 

[13-09-2012]

 
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