Giornale di informazione di Roma - Domenica 17 dicembre 2017
 
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La vineria dei Castelli

gita all'Asino d'oro di Grottaferrata

Per ovvie ragioni storiche, molti romani sono portati a credere che tutto ciò che è fuori dalle porte di Roma sia un qualcosa di lontanissimo. Molti ad esempio confondono la Ciociaria con i Castelli romani, Frascati con Frosinone, Rocca Massima con Rocca Priora etc. Questi paesi ai loro occhi sembrano luoghi remoti, sperduti tra le montagne. Forse i romani non sanno che per raggiungere i Castelli serve meno tempo che per andare da Montesacro a Garbatella. Infatti il treno che dalla Stazione Termini va a Frascati impiega venti minuti e la corriera che dalla stazione Anagnina va a Grottaferrata ne impiega quindici.

Chi vi scrive è una ragazza di ventisei anni nata e vissuta nel quartiere Prati, che non è mai andata alle Maldive né a Sharma Sheik, mai a Machu Pichu né a New York, ma che ama il territorio dove è nata e fa spesso delle gite fuori porta. Oggi voglio andare ai Castelli Romani. Raggiungo facilmente a piedi la stazione di Ottaviano, arrivo ad Anagnina con la metro e poi prendo la corriera per Grottaferrata. Dopo alcuni chilometri, quando la via Anagnina diventa una salita immersa nel verde, lo scenario cambia completamente: squarci sulla campagna romana d’un tempo, ville d’inizio secolo tra ruderi e catacombe, un vecchio borgo. All’improvviso si ha la sensazione della ricchezza, non quella data dal denaro, ma quella che viene da un generale benessere dei sensi, catalizzati da un’armonia inspiegabile.

A Grottaferrata cammino nel piccolo centro abitato, un corso lungo e basse case a fargli da ala. Improvvisamente simboli di un’altra ricchezza; quella dei parvenu: Porsche, Ferrari e Range Rover! M’inoltro tra i vicoli. In via Conti di Tuscolo trovo una vecchia osteria: “Chiacchierini, vino a portar via”. L’impatto è forte, vecchie panche, tubi di gomma, foto ingiallite, arnesi appesi al soffitto. Uomini panciuti che urlano il dialetto mi versano il vino dalla celeberrima “fojetta”. Con la pizza e il tavolaccio quel nettare giallo riempie così il palato che la sigaretta che ne consegue, (qui si può!) ha un sapore sublime. Bacco, tabacco e... ma Venere sono io! Cammino brilla sino all’Abbazia, un monastero millenario con torri, merli e fossati! Me ne sto qualche ora in silenzio nel silenzio, tra scritte in greco e suggestivi dipinti del Domenichino. Eccola nuovamente la ricchezza, la prima. Un generale senso di potenza dettato da spazi e forme che aprono lo spirito.

Appena fuori l’abbazia cammino ancora un po’ incantata quando noto in una viuzza laterale, via Verdi, un gruppetto di persone fuori ad un locale. C’è un mosaico che ne indica il nome: “L’asino d’oro” Il posto è informale ed elegante; una vineria? Un ristorante? Un pub? La gente mangia, siede al bancone, ma non è inchiodata alla sedia. Le cameriere non stanno lì a pressarmi, mi lasciano libera. Allora mi siedo. C’è un’atmosfera amichevole che mi consente di mangiare. Nei ristoranti quasi sempre si percepisce una strana tensione, un eccesso di zelo o una professionalità improvvisata che almeno a me imbarazza. Qui mi sento a mio agio. Pappardelle al sugo di lepre e le zucchine ripiene di mia nonna! Vino rosso della casa, dolce e caffè. L’ambiente raccolto favorisce la comunicazione tra i clienti. Fine e colorato l’asino d’oro non pretende di essere alla moda. Il conto? Una sorpresa, non è alla moda. S’è fatto tardi e una coppia di romani molto gentili mi dà un passaggio sino a Roma.
Domani sarò a dieta.

Camilla

 

 



 

Vineria Asino d'oro

Grottaferrata (RM) Via Verdi 8-10

Categoria: vineria
Capienza: 45 posti
Cucina: tradizionale espressa, grande scelta formaggi e salumi
Vini: grande scelta
Costo medio: 15/25 euro

Rapporto qualità prezzo ****

Servizio ***

Voto complessivo ****

 

[07-06-2007]

 
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