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Lavoratori Alcoa, ancora un giorno di protesta

alcuni operai si gettano nella Fontana di Trevi. Un sindacalista accusa un malore

Continua la protetsa dei lavoratori Alcoa, giunti a Roma dalla Sardegna. I caschi che battono sull’asfalto ormai si possono considerare la loro firma: vogliono farsi sentire (anche oggi e per il secondo giorno consecutivo) i 56 lavoratori dell’azienda sarda per la fabbrica dell’alluminio (unica in Italia) che rischia di chiudere i battenti qualora lo stabilimento di Portovesme non venisse rilevato da un acquirente straniero. Arrivati ieri gli operai aspettano notizie dal vertice tecnico iniziato questa mattina negli uffici di via Molise, sede del ministero dello Sviluppo economico: nelle segrete stanze i rappresentanti del governo, quelli delle 3 aziende interessate a rilevare Alcoa insieme ai sindaci della provincia Carbonia-Iglesias discutono. Alle 9:30, prima dell’incontro, una parte degli operai ha raggiunto Montecitorio con trombe e fischietti e striscioni: “il problema è di tutto il paese”, sostengono gli operai.

Accendono un innocuo petardo, tentano di appendere dei manifesti: gli viene negato. Tornano verso via Molise. Durante il tragitto alcuni di loro catturano l’attenzione tuffandosi nella Fontana di trevi. Intorno alle 12 raggiungono via Molise al grido di “lavoro, sviluppo e occupazione”. Franco Bardi, segretario provinciale Fiom Cgil tenta di arrampicarsi sul cancello che protegge l’ingresso del ministero sfidando le forze dlel’ordine schierate in tenuta antisommossa. Si sente male. Viene soccorso dai medici del 118 e poi si concede al nostro microfono. Anche un altro operaio ha accusato un malore dovuto, dice lui, alla troppa rabbia.
 
TAG: alcoa
 

[31-08-2012]

 
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