Giornale di informazione di Roma - Giovedi 29 settembre 2016
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Politikamente
 
» Prima Pagina » Politikamente
 
 

Lo spread ci ricorda che c' ancora molto da fare

L'Europa in rosso: lo spread italiano si impenna e ci dice che queste riforme non bastano

di Enrico Ferrara

Sui monitor degli operatori di Borsa europei è il rosso il colore che predomina. Quello delle perdite. La linea che evidenzia gli andamenti delle principali piazze europee volge in picchiata la sua punta da tre giorni consecutivi. E se potesse sprofonderebbe oltre il margine dello schermo.Dopo un venerdì nero e un lunedì preoccupante, la giornata di oggi ha suonato l'ennesima disfatta per tutti i listini. Dopo un avvio di mattinata incerto e altalenante, Piazza Affari peggiora ancora, registrando una perdita di oltre il 3%. E lo spread, termometro ormai della nostra instabilità, supera quota 530 punti base, valori che non si raggiungevano da Novembre scorso.
Sui mercati finanziari, mai così nervosi e volatili come in queste settimane, pesano l'incertezza e la preoccupazione per i destini politici ed economici dell'intera Euro-zona, il default della Spagna e le voci dell'uscita della Grecia. Aggrava l'instabilità la paura di una difficile applicabilità pratica degli accordi, presi il 28 e il 29 giugno scorso, sullo scuso antispread, extrema ratio di iniezione di liquidità contro la speculazione sui titoli pubblici e che invocano oggi Parigi, Madrid e Roma.


Le Borse sono in rosso e lo sono in tutta Europa, questa volta Germania compresa. E' di ieri sera la notizia che l'agenzia di rating Moody's ha rivisto le prospettive del debito pubblico di Germania, Olanda e Lussemburgo, stimandone un outlook negativo.E' il segno tangibile che nessun Paese, neppure quelli annoverati tra i più virtuosi e con finanza e debito pubblico in regola, rimarrà immune da questa nuova risacca di speculazione. Sebbene virtuale, il contagio virale sta aggredendo tutti: sani e meno sani. La paura dell'instabilità genera, in una spirale viziosa, altra e più pericolosa instabilità.

Intanto, a Milano scorrono ore concitate e nervose.
Il differenziale tra Btp/Bund decennali tedeschi ha raggiunto, in questi ultimi giorni di trepidazione, vette che auspicavamo non raggiungesse più. A questi livelli i tassi di interesse non sono, allo stato dell'arte dei nostri conti, più sostenibili. Il loro continuo innalzamento si ripercuote contemporaneamente su tre direzioni: affatica e prosciuga l'esigua liquidità rimasta; scaturisce, come risposta di breve e medio termine, l'adozione di ulteriori misure contenitive della spesa pubblica; incide sulle prospettive di crescita futura, reprimendo ogni allentamento della pressione fiscale. 

Oggi, quelle tre cifre rappresentano il cappio in cui si sta avvitando il cuore del Paese. Una china difficile da cui risalire, cui rispondere d'urgenza.Se costituisce di sicuro un pericolo da scongiurare, un incubo da cui liberarsi, d'altra parte è spia della necessità di proseguire nell'insufficiente cammino di riforme, intraprese solo di recente dal governo tecnico di Monti.Il differenziale ci riporta alla dura realtà: il nostro non è un Paese affidabile né economicamente né politicamente. Appesantito da una pletorica spesa pubblica, avviluppato in monopoli di fatto e interessi di categoria inossidabili, privo di una rete infrastrutturale e di trasporti degna dei nostri vicini europei, senza un piano industriale strategico né energetico. Un Italia spaccata da Nord a Sud, inefficiente, improduttiva, saccheggiata dall'inerzia e dall'incapacità politica come può presentarsi affidabile sui mercati? Come può convincere i capitali esteri a credere nelle sue potenzialità? Come può far credere di essere cambiata?

Il governo Monti ha fatto molto e altrettanto è da correggere. Sebbene abbia avuto pochi mesi a disposizione, ha cercato di avviare le riforme strutturali, che mancavano da due decenni. Ha tentato di protendere il sistema in uno slancio verso il futuro, il quale, però, troppo celere e rapido, rischia  di rimanere disatteso. Tutti i provvedimenti- dal decreto sviluppo, alla legge sul lavoro, alla riforma della P.a -  dovranno essere attuati nel corso dei mesi da un Parlamento multiforme e discorde. Dovranno essere testati nella loro applicabilità concreta, valutandone i reali benefici da poter cogliere solo in una prospettiva di lungo periodo. Oggi, sulle tasche e sulle aspettative degli italiani, pesa solo il rinforzo della tassazione più alta del mondo.
Intanto Passeranno i mesi, si avranno nuove elezioni, si avrà una nuova maggioranza -  è un auspicio – ancor più eterogenea dell'attuale. Il Parlamento sarà balcanizzato da forze politche incapaci di esprimere, da solo, una linea politica sicura.Alla luce del cupo quadro che viviamo e da cui non potremo liberarci facilmente, come convincere i capitali esteri ad investire? Perchè dovrebbero farlo?

Solo se il Paese avesse un chiaro e lungimirante programma di sviluppo e di riorganizzazione e i partiti politici, al di là degli interessi di campanile, si impegnassero ad onorarlo, avremmo la possibilità di convincere i mercati e i partners internazionali di essere sulla strada giusta. Fino ad allora, ogni provvedimento, anche il più duro, sarà visto come una mossa isolata una tantum, non percepita come parte di una strategia di risanamento, perchè non inserita in un disegno di lungo periodo. I nostri governi politici hanno dimostrato di non poter assicurare la coerenza intertemporale né la continuità di un percorso di ricostruzione, le uniche condizioni che potrebbero persuadere una volta per tutte i mercati a darci credito. Senza quelle, lo spread continuerà a sottolineare la necessità di Monti e a ricordargli che c'è ancora molto da fare. 
 
 

[24-07-2012]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE