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La Regione Sicilia non ha più un euro in cassa. Lombardo: "Chi lo dice può andare a morire ammazzato"

Palermo rischia il default come la Grecia, mentre il Governatore rassicura e minimizza

di Enrico Ferrara

La bufera, il governatore Lombardo, l'ha vista arrivare. L'ha vista crescere e aumentare, fino ad esserne travolto. La Corte dei Conti lo aveva annunciato con chiarezza già un anno fa: la Regione Sicilia corre gravi pericoli di liquidità per la provvista economica dell'esercizio  finanziario 2013. In parole piane, rischia il fallimento.
Da gennaio prossimo, Palazzo dei Normanni, sede dell'assemblea regionale siciliana a Palermo, non potrà più stanziare alcun finanziamento, concedere o saldare l'erogazione di servizi né tantomeno pagare gli stipendi dell'organico più folto d'Italia. Le casse sono vuote, la spesa e gli sperperi pubblici hanno raggiunto livelli inimmaginabili e  il governo regionale siciliano continua a minimizzare.

Sprechi giganteschi e mai celati, mala gestio, malaffare, politiche clientelari, autonomia fuori controllo e senza controllori sono solo alcuni dei mali cristallizzati e cronicizzatisi nel tempo, che hanno fatto della Sicilia un fardello per i conti dell'intero Paese.Infatti, a testimone che sono la Sicilia stessa e le condotte della classe politica locale i primi responsabili del prossimo default, basti ricordare che sono più di 15 mila i dipendenti della Regione  e poco più di 2 mila i soli dirigenti. Ogni anno i contribuenti siciliani contribuiscono a pagare il 20 % dell'intero organico dei dipendenti regionali italiani.

Con un debito di quasi 6 miliardi di euro e una spesa di quasi 10 miliardi, il default non sembra più essere un rischio, ma una certezza da non poter facilmente scongiurare.Le colpe e le responsabilità sono gravi e affondano le radici in decenni di mal costume e di politiche clientelari, condotti dalle varie amministrazioni senza soluzione di continuità. La Regione Sicilia ha incarnato, rappresentato e protratto per anni i mali che da tempo affliggono il comparto della pubblica amministrazione: inefficienza, un esercito sterminato di dipendenti pubblici, assunzioni folli e senza controllo. L'uso smodato e incontrollato delle assunzioni pubbliche, piegato a fini personalistici ed elettorali, è stato, negli ultimi vent'anni, il mantra, la regola. 

Negli ultimi mesi, mentre la catastrofe si profilava sempre più scura e netta, il governatore Lombardo, in una fastidiosa noncuranza, continuava ad alimentare la fonte inesauribile degli sprechi pubblici, annunciando di voler stabilizzare e regolarizzare, entro la fine del 2012, i contratti di 22.500 precari alle dipendenze regionali. Non solo. Infatti, nel mese di giugno, essendo imminente l'ufficializzazione delle sue dimissioni, annunciate per fine luglio e sempre rimandate, per il probabile rinvio a giudizio per corruzione e abuso d'ufficio, si è premunito di nominare 111 nuovi dirigenti. Tra questi, v'era anche un certo Eugenio Trafficante, che ha ricevuto la lieta notizia dalla cella del carcere di Palermo, poiché arrestato due giorni prima per stalking.

Intanto, nella Sicilia a rischio default, i dipendenti pubblici non fanno più straordinari, gli stipendi sono a rischio e non ci sono più i soldi per pagare le bollette della luce e far funzionare l'aria condizionata.Aveva lanciato lunedì scorso l'ennesimo allarme, questa volta il più pericoloso, il vicepresidente di Confidustria Sicilia, Ivan Lo Bello. La Corte dei Conti lo aveva certificato nero su bianco la scorsa settimana: la Regione ha imboccato una china da cui appare quasi impossibile risalire.

Il Governatore Lombardo, mentre la polemica e la preoccupazione tuonano anche a Roma, minimizza, rassicura, anzi avanza pretese.Tranquillizza tutti, sottolineando come «il bilancio della Sicilia è di 27 miliardi, il debito di 5 miliardi, il Pil di 85 miliardi». Ma stiamo attenti, continua Lombardo, «se confrontiamo il Pil col debito della Regione e quello dello Stato capiamo meglio: lo Stato ha un Pil di 1600 miliardi e duemila miliardi di euro di debito». Insomma, «a Monti spiegheremo che noi abbiamo un credito di un miliardo verso lo Stato, tra fondi per la sanità e Fas anticipati e fondi europei. Con questi soldi non avremo nemmeno problemi di liquidità».
Sarà, ma il Premier Monti non è apparso per niente convinto delle rassicurazioni di Palermo e dopo l'intenso colloquio della serata di ieri con il Presidente Napolitano, ha deciso di destinare immediatamente alle casse vuote dell'Ars 400 milioni già programmati. Solo dopo aver ottenuto  l'assicurazione da Lombardo stesso che si dimetterà entro fine mese.

Magra consolazione per la Regione più sprecona d'Italia: ad aggravare la difficile situazione dei conti, ci si è messa anche la decisione dell'Unione Europea di non rimborsare i 600 milioni di investimenti strutturali e produttivi fatti nel 2012, perchè la Regione non avrebbe mantenuto fede ai patti presi con Bruxelles nè fornito adeguate garanzie di trasparenza. Insomma, non ci hanno visto chiaro, ma intanto la Sicilia quei soldi li ha già spesi.

Mentre nei Palazzi si discute di politica e bilanci, la crisi economica si riverbera sui servizi pubblici e sui siciliani. Il dipartimento dei trasporti ha già diramato una nota ufficiale che informa i dipendenti e i cittadini che gli sportelli rimarranno aperti, ad orario ridotto, solo due volte a settimana. Obiettivo: ridurre gli sprechi.L'assessorato al Turismo, principale fonte di reddito della Trinacria, non ha i soldi per pagare gli straordinari: i dipendenti, per questo, sono obbligati ad andare a casa alle 14:30.E pensare che nel 1984 la Regione spese 200 milioni di lire per far arrivare dall'Islanda due orche marine, al fine di allestire un parco acquatico, che mai si fece. Erano altri tempi. Oggi, è l'Ars che ha l'acqua alla gola. 
 
 

[19-07-2012]

 
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