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Tagli alla spesa pubblica, la spending review in 20 punti

Varato nella notte di ieri il decreto sulla revisione della spesa. Sanità e pubblico impiego i più incisi. Tagli affidati alle Regioni, gli enti che sprecano di più

di Enrico Ferrara

Anche questa volta i tecnici hanno fatto le ore piccole per approvare, in seduta straordinaria di un Consiglio dei Ministri notturno durato 7 ore, il secondo decreto sulla rimodulazione della spesa pubblica, meglio noto come “spending review”.
La traduzione letterale tradisce l'impianto generale del provvedimento, il quale più che rivedere e revisionare le uscite, taglia, per molti commentatori linearmente, capitoli importanti di spesa, in settori in cui da sempre si annidano sprechi e sperperi.

Dal comparto pubblico, alla sanità, passando per la scuola e il dimezzamento delle province, il decreto, approvato nella notte di venerdì, vuole costituire l'avvio di un percorso di rimodulazione e razionalizzazione della spesa pubblica, da concludere e attuare entro la fine dell'anno.

Il super-commissario ad acta Bondi, incaricato dal Consiglio dei Ministri di redigere il piano operativo degli interventi, si è concentrato non solo sul comparto statale, operando sul settore del pubblico impiego e della spese corrente, ma soprattutto individuando le Regioni e i settori di loro competenza come la fonte maggiore degli sprechi di spesa pubblica. E per questo, da razionalizzare. Da tagliare.

Sono prudenti e fin troppo attenti, il premier Monti e il Commissario Bondi, nella conferenza stampa di presentazione del decreto, a non adoperare mai la parola “tagli”. Lo ricorda, in apertura, per placare animi e precludere domande scomode, lo stesso Monti che «non si tratta assolutamente di tagli lineari, ma di una razionalizzazione della spesa pubblica superflua. Ad ogni modo, non ci sarà una diminuzione dei servizi».


Tiene a precisare, inoltre, di aver «varato un paio di settimane fa il primo decreto legge di questa serie spending review e quella di oggi è una seconda e principale rata di intervento di spending review» ha detto il presidente del consiglio. Ce ne sarà una terza. Nelle prossime settimane sarà emanato un ulteriore decreto sulla spending review che riguarderà «le agevolazioni fiscali e la revisione strutturale della spesa e dei contributi pubblici, sulla base delle relazioni fatte da Amato e Giavazzi».

Cosa cambia e quanto vale

Ad essere incisi, per taluni dall'accetta lineare, per altri dal bisturi di un chirurgo esperto, sono i comparti nevralgici del settore pubblico, che da sempre, costituiscono un fardello per i bilanci dello Stato. Assicurano servizi alla collettività, ma in modo inefficiente e con costi non più sostenibili.

Il decreto, secondo le stime del governo, vale circa 4,5 miliardi di euro di risparmi per il 2012, da sommare ai 10,5 e 11 miliardi di euro che lo Stato potrà capitalizzare nel 2013 e nel 2014.

Il lavoro della spending review «riguarda tutti i settori ma vede nel comparto della spesa sanitaria componente centrale come il pubblico impiego e l'articolazione periferica» dello Stato. Insomma, dipendenti pubblici e sanità, sono i punti focali del risanamento di un'emorragia di denaro pubblico lunga decenni di inefficienza.

Tutti i tagli in 20 punti

1. I contratti che coinvolgono la Pubblica Amministrazione saranno validi solo se attivati dalla Consip, agenzia del Ministero dell'Economia che fungerà da “centrale acquisti” unica. Viene esclusa la sanità, che ha un proprio regolamento in materia, affidato al Ministero competente.

2. I ministeri applicheranno già da quest'anno le riduzioni di spesa per l'acquisto di beni e servizi.

3. La prevista riduzione del personale nella pubblica amministrazione non riguarda la scuola, la sicurezza, i soccorsi e la magistratura.

4. I ministeri dovranno ridurre del 20 per cento il numero dei dirigenti e del 10 per cento i dipendenti. È previsto anche l’obbligo di razionalizzare le risorse, riordinando le competenze ed eliminando le duplicazioni.

5. Per le Forze armate è prevista una riduzione degli organici di almeno il 10 per cento.

6. Scongiurato l'aumento Iva previsto per ottobre 2012

7. I dipendenti in eccesso della pubblica amministrazione potranno usufruire del prepensionamento, a patto di avere maturato i requisiti necessari prima che entrasse in vigore la riforma delle pensioni. In alternativa il dipendente potrà andare in mobilità per due anni con l’80 per cento dello stipendio e rimarrà senza impiego se non sarà stato collocato in un’altra amministrazione.

8. Per le auto della pubblica amministrazione (le cosiddette “auto blu”) è richiesta a partire dal 2013 una riduzione della spesa pari al 50 per cento rispetto a quanto si spendeva nel 2011. La regola non si applica o si applica con eccezioni per i mezzi di soccorso e di sicurezza.

9. Il personale della pubblica amministrazione deve andare in ferie: non è possibile lavorarle in cambio di trattamenti economici ulteriori. Niente più straordinari ad Agosto. I buoni pasto della pubblica amministrazionenon potranno superare il valore di 7 euro per buono, anche per i dirigenti.

10. Riduzione degli affitti in cui la Pa è conduttrice. Infatti, fino al 2014 non sarà applicato l’aggiornamento dell’indice ISTAT per gli edifici in affitto della pubblica amministrazione, il locatore avrà la facoltà di recedere dal contratto. È inoltre prevista la rinegoziazione dei contratti per ottenere una riduzione del 15 per cento sull’affitto.

11. Riduzione degli spazi. Gli uffici dalle amministrazioni saranno ridotti: in quelli nuovi sono previsti tra i 12 e i 20 metri quadrati per addetto, in quelli vecchi tra i 20 e i 25 metri quadrati. Saranno anche ridotti gli spazi per gli archivi.

12. Sarà accelerato il procedimento di vendita dei beni di proprietà dell'Esercito.

13. I trasferimenti dello Stato alle Regioni si riducono di 700 milioni di euro quest’anno e di 1 miliardo di euro nel 2013, fatta eccezione per le risorse necessarie per la sanità.

14. Riduzione e accorpamento delle province. La riduzione delle province è prevista, sulla base della dimensione territoriale e del numero di abitanti, ma sarà affrontata con un provvedimento a parte entro dieci giorni dall’entrata in vigore del decreto sulla spesa.

15. I trasferimenti dello Stato alle Regioni si riducono di 700 milioni di euro quest’anno e di 1 miliardo di euro nel 2013, fatta eccezione per le risorse necessarie per la sanità.

16. Ancora nebulosa la parte del provvedimento sul capitolo scuola. Il testo non è ancora stato pubblicato. Si prevedono tesoreria unica e innovazioni tecnologiche.

17. Le università non statali ricevono 10 milioni di euro, la metà di quanto stanziato in passato. Sono previsti 90 milioni di euro in più per il diritto allo studio. 103 milioni di euro sono stanziati per i libri gratuiti nella scuola secondaria di primo grado (le medie, alle elementari ci pensano già i Comuni) .

18. Riduzione della spesa sanitaria. I contratti di fornitura nella sanità saranno ridotti del 5 per cento, per quelli già in corso le aziende sanitarie potranno tirarsi indietro nel caso in cui i prezzi applicati siano più alti del 20 per cento rispetto a quelli di riferimento. Sempre in ambito sanitario, il Corriere della Sera afferma che verranno ridotti gli organici degli ospedali e tagliati alcuni posti letto, stimati in 18-20 mila: i tagli, a cura delle regioni, verrebbero fatti tramite l’abolizione di primariati ritenuti inutili o ridondanti rispetto alle strutture già esistenti negli stessi ospedali.

19. Lo sconto obbligatorio applicato per la sanità pubblica aumenta già quest’anno: le farmacie dovranno applicarne uno pari al 3,85 per cento (prima era 1,82 per cento) e le aziende farmaceutiche sconteranno del 6,5 per cento (prima era 1,83 per cento).

20. Accelerazione del procedimento di vendita dei beni di proprietà dell'Esercito.

Rimangono perplessità per l'attuazione e l'efficacia della riduzione di spesa, ove essa è affidata direttamente alle Regioni, che rispondono ad esigenze elettorali e che già sono, per gli sperperi sedimentati in decenni di mal governo, vincolate a piani di rientro dal debito, soprattutto per il settore sanitario. Una Regione di queste la dovremmo conoscere.
 
 

[07-07-2012]

 
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