Giornale di informazione di Roma - Giovedi 29 settembre 2016
 
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La Riforma Fornero sul mercato del Lavoro, tra contestazioni e gaffes, è legge

Dopo le polemiche sui quattro voti di fiducia di approvazione, Corriere Romano fa il punto su una riforma non ancora chiara

di Enrico Ferrara

Verrà di certo ricordata come una riforma di polemiche e contestazioni. Di gaffes, di cadute di stile e di fraintendimenti. Di errori di traduzione e insulti. Di sobrietà dimenticata e di gridata insoddisfazione. Finanche di numeri. Questi ultimi sempre sbagliati.

Sono state aspre e violente le reazioni, che hanno accompagnato l'iter di approvazione della riforma del lavoro , che si è concluso con i quattro voti di fiducia - uno per ogni parte del testo approvato –  ottenuti dal Governo nella giornata di martedì e mercoledì.
Se il Ministro Fornero, per tutti ormai “Elsa di ferro”, può tirar un sospiro di sollievo e, forse, allontanarsi dall'occhio del ciclone delle recriminazioni sociali e politiche; il Premier Monti incassa un ottimo viatico da portare a Bruxelles in vista del vertice del Consiglio Europeo di oggi e domani.



Ancorché consapevole della necessità di modificare
e migliorare il testo approvato – praticamente identico a quello uscito, dopo la navetta parlamentare, dall'aula del Senato – il Governo aveva la necessità e l'urgenza di ottenere l'approvazione del disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, proprio al fine di testimoniare ai 27 riuniti in Belgio il segno tangibile della svolta avviata.

Una svolta difficile, da molti considerata adempimento ricattatorio, da altri doverosa risposta all'invito rivolto dalla B.c.e. e contenuto nella lettera inviata all'Italia l'estate scorsa.
Se il Governo, in Europa, potrà farsi forte di un primo importante passo nel percorso di risanamento tecnico imposto, in Italia continuano a infuriare le polemiche, che non sembrano destinate a sopirsi tanto facilmente. La campagna elettorale è già cominciata e districarsi all'interno dei confini di una maggioranza forzosa, ai partiti che la compongono risulta difficile. Eccetto l'Unione di Centro di Casini, che non sembra convinta dell'operato del Governo Monti, bensì votata in un'estatica adorazione all'approvazione incondizionata.


La Camera, nella seduta di ieri pomeriggio, con 393 voti a favore, 74 contrari e 46 astenuti, tra molte assenze e defezioni volute, ha approvato la riforma del lavoro. Il disegno di legge Fornero si veste dei contorni netti della definitività, ma non dell'immutabilità.

E' passata alle cronache parlamentari come la riforma dell'articolo 18, ma i quattro lunghi articoli del testo normativo riscrivono, quasi completamente, le regole del mercato del lavoro. E, stiamone certi, qualcosa cambierà: d'altronde, la maggioranza ha accettato i tempi contingentati e l'accelerazione del governo, solo in cambio di profondi correttivi successivi in tema di flessibilità in entrata, partite Iva e sulla spinosa questione degli esodati.

Come cambia il mercato del lavoro


  • Articolo 18
Viene riformato l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Si prevede infatti l'eliminazione del reintegro automatico nel caso di licenziamenti per motivi economici, sostituito dalla liquidazione di una indennità.Per i licenziamenti disciplinari, il giudice avrà una minore discrezionalità. Il reintegro, in tali casi, sarà deciso solo sulla base dei contratti collettivi e non della legge o delle fattispecie  tipizzate di giustificato motivo o giusta causa. Rimane nullo il licenziamento discriminatorio.

  • Nuova Aspi e ammortizzatori sociali
Novità soprattutto per gli ammortizzatori sociali. Dal 2013 l'Aspi sostituirà le attuali indennità di disoccupazione e di mobilità. Nuova disciplina sui congedi parentali. Inoltre, né il sussidio di disoccupazione o di invalidità né la pensione verranno erogati a chi sta scontando pene per reati di mafia, terrorismo, strage ed eversione.

  • Flessibilità contrattuale e salario minimo
La durata del primo contratto a termine sarà di un anno, con pause più lunghe fra un contatto e l'altro. L'apprendistato durerà al massimo 6 mesi. Per i Co.co.pro. ci saranno definizioni più stringenti di progetto e stipendio in base ai contratti collettvi nazionali

Cosa chiede il Pdl? 
Il Pdl chiede flessibilità in entrata, defiscalizzazione delle partite Iva, periodi più brevi fra un contratto e l'altro per quelli a termine, criteri più “adeguati” per individuare le partite Iva virtuose.

Che cosa chiede il Pd?
Il Pd chiede protezione per gli esodati e slittamento dell'ASpi all2014. Per i giovani, propongono di rendere più facile l'accesso alla Mini Aspi e al bonus precari per i lavoratori a progetto licenziati. Infine, di non innalzare il contributo fiscale Partite Iva dal 27% al 33%.

 
 
 

[28-06-2012]

 
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