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Benzinaio ucciso su via Aurelia, tre arresti

in manette gli assassini di Mario Cuomo. La rapina il 9 agosto scorso

Ci sono voluti mesi di indagini, con testimonianze incrociate alle analisi scientifiche: alla fine però gli assassini di Mario Cuomo, il benzinaio ucciso lo scorso agosto alla fine di una rapina, hanno un nome. Quattro le persone finite in manette: due di loro sono gli esecutori materiali, gli altri hanno fornito supporto logistico.

La rapina dell’agosto scorso dura quattro minuti. A terra resta Mario Cuomo, suo fratello Giancarlo viene gravemente ferito. Le indagini scattano subito ma sono pochi gli elementi in possesso degli investigatori: le immagini delle telecamere di sicurezza mostrano due persone col viso coperto da caschi integrali, uno chiaro e uno scuro. Nient’altro. I due sono fuggiti a bordo di uno scooter: sono i testimoni a indicarne il modello.

E’ in quel momento che ai carabinieri torna in mente un episodio del giorno prima: due persone a bordo di un motorino seguono il gestore di un locale di slot machine. L’uomo però si accorge della cosa e decide di invertire i ruoli: annota la targa e si mette sulle tracce dello scooter, ma il suo pedinamento dura poco, perché l’uomo viene bloccato da un’altra vettura, una Renault di cui prenderà la targa. Le indagini sull’omicidio di Mario Cuomo prendono le mosse da questo episodio. Si scopre che la Renault è della compagna di Amerigo Raschielli, classe 1970. L’esame dei tabulati telefonici mostra che Raschielli nelle ore che precedono e seguono la rapina era stato in contatto con altri tre individui: Alessandro De Angelis, Gian Paolo Còntini, Michelangelo Fiorani. Tutti si trovano nei pressi del distributore d benzina, il 9 agosto scorso.

Due giorni dopo, i carabinieri trovano il motorino utilizzato per la rapina. Sul mezzo tracce ematiche appartenenti alla vittima, ma anche altre riconducibili a Gianpaolo Còntini e ad Alessandro De Angelis. I militari decidono di procedere al sequestro dell’auto di Raschielli: la trovano in Sardegna, dove l’uomo è frettolosamente fuggito poche ore dopo la rapina. Sull’auto vengono rinvenute le impronte digitali degli altri complici.

Ci sono elementi a sufficienza per far scattare l’arresto. Solo a tre dei quattro però viene notificata un’ordinanza di custodia cautelare: Michelangelo Fiorani, infatti, è morto lo scorso gennaio. Ai carabinieri ora resta da chiarire solo chi abbia materialmente esploso il colpo mortale, nel corso di quella rapina che ha fruttato circa 10.000 euro e stroncato la vita a un uomo che quel giorno compiva 62 anni.
 
 

[26-06-2012]

 
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