Giornale di informazione di Roma - Martedi 27 settembre 2016
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Politikamente
 
» Prima Pagina » Politikamente
 
 

Autorizzato l'arresto del Senatore Lusi per lo scandalo dei fondi della Margherita

L'ex tesoriere é già a Rebibbia, ma non è possibile che abbia fatto tutto da solo

Di Enrico Ferrara

Di solidarietà dai suoi colleghi, il Senatore Luigi Lusi, dice di averne ricevuta tanta, soprattutto da chi non si sarebbe mai aspettato. Sarà, ma nelle motivazioni della votazione di ieri, che ha accolto formalmemente la richiesta della Procura di Roma di autorizzazione a procedere all' arresto per l'affaire Margherita, l'umana pietas non ha trovato proprio spazio.

Le conseguenze di un altro segnale interessato di impunità, dopo le vicende Tedesco e Di Gregorio, il Senato non poteva permetterselo. Non con questo vento di antipolitica, che sferza le esili fondamenta dei partiti in sfacelo; non per un caso mediatico e politico così eclatante.

L'ex tesoriere della Margherita, responsabile dal 2007 al 2011, di un portafoglio di circa 315 milioni di euro, è accusato di associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita, per avere sottratto alle casse del partito una cifra non ancora determinata, ma che si aggira intorno ai 20 milioni di euro. Soprattutto per avere movimentato circa 200 milioni di euro, in bonifici tracciati, senza che fossero chiarite in bilancio le destinazioni, a favore di tutta la dirigenza di Democrazia è Libertà.

Ha ammesso , di fronte all'aula di Palazzo Madama, di avere delle gravi responsabilità, ma, per sua stessa precisazione, di non avere confessato nulla. Per questo, con 155 voti a favore, 3 contrari e un astenuto - lui stesso- è stato autorizzato l'arresto.

Se Lusi, imputato unico e poco credibile nel suo stesso ruolo di protagonista solista, da ieri è in custodia cautelare al carcere di Rebibbia, i suoi colleghi di partito e principali accuasatori,i senatori Bianco e Rutelli, seppur con le vesti stracciate, non sembrano aver capito la portata delle conseguenze della collaborazione con la magistratura dell'ex tesoriere.

L'avvocato romano si è sempre difeso eccependo di aver agito in ossequio ad accordi e disposizioni dei dirigenti della Margherita. Ammettendo, ancorchè poco credibile, che abbia preso iniziativa personale e fraudolenta, appare parimenti davvero poco probabile che nessun revisore, nè dirigente del partito si sia accorto di nulla. Delle due l'una: o gli accusatori di Lusi si sono fatti rubare sotto il naso decine di milioni o recitano la parte dell'ingenuo derubato. In ogni caso, al netto di quella penale presunta o da accertare, si profila una grave responsabilitá politica, aggravata dall'incapacità.

Il Pdl, attraversato dalle profonde fratture di chi voleva mantenere la linea garantista di rifiuto della richiesta, ha preferito abbandonare l'aula, per non prestare.il fianco a strumentalizzazioni che avrebbero alimentato l'emorragia di consensi. Permettendo così un regolamento di conti quasi interno agli ex alleati e volendo quasi intimidire Lusi con una dura prova di forza.

L'unica carta che gli resta da giocare è la piú semplice e la più pericolosa al tempo stesso: parlare. Vuotare il sacco del maltolto e spiegare se ha agito davvero da solo o con la complicitá di chi oggi lo accusa davanti ad un Paese turbato dalle nefandezze della politica. Nei sacri Palazzi del potere romano si ruba, lo si é sempre fatto. Si rischia peró anche qui di sacrificare il capro sull'altare dell'impunitá Non dell'espiazione. Quella non ci sarà.

Nell'antica Roma, di mala gestio, ovvero per la cattiva gestione del patrimonio altrui, si moriva. Era infatti prevista la pena di morte per un reato già allora considerato odioso. Da quel sommo supplicium, che lavava col sangue l'offesa subita, sono passati due millenni di storia.
Forse troppo pochi perchè di esso non se ne sentisse parlare piú.
 
 

[21-06-2012]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE