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Il popolo italiano contro Allen Woody

Il film romano del comico americano continua a ricevere critiche.

Qualche anno fa nella trasmissione Il senso della vita su Canale5, il conduttore Paolo Bonolis mandò in onda una sua intervista a Woody Allen. Il celebre presentatore, con lo sguardo pieno d’ammirazione, piuttosto che far parlare il regista di cinema, lo spinse in complesse argomentazioni sulla vita, la morte, la religione ecc. La voce di Allen, nell’intervista, fu doppiata come in un film dall’immancabile Oreste Lionello. Allen si prestò rispondendo coerentemente con le sue idee da sempre esplicitate in tutti i suoi film: disincanto e amarezza verso l’esistenza e la spiritualità, furono espresse ancora una volta dall’autore newyorkese. Finita l’intervista, Bonolis lasciò spazio a Lionello che si sentì in dovere di dissociarsi dalle affermazioni di Allen, utilizzandone il volto ma questa volta al servizio della sua voce. Così Woody Allen, con la sua celebre voce italiana, improvvisamente smentì tutto ciò che aveva appena detto, dichiarandosi, cattolico pieno di fede.

Ecco ci immaginiamo Allen raccontare tutto ciò come nel suo prologo di Io e Annie, chiudendo con: Bene, questa è l’Italia.

Dopo Londra, Barcellona e Parigi, Allen ha continuato il suo tour europeo degli ultimi anni girando a Roma To Rome with Love, film uscito nelle sale italiane, in anteprima mondiale, poche settimane fa. Dai primi giorni della lavorazione, come è normale, nel nostro paese si sono sentite le solite voci d’orgoglio nazionale, quelle che escono sempre appena l’Italia viene scelta per qualcosa. Di lì a poco è partita la caccia alla partecipazione al film, con tutti, o quasi, gli attori nostrani pronti a recitare anche per ruoli da figuranti. E così in effetti è andata, tanto che abbiamo visto attori del calibro di Riccardo Scamarcio, Donatella Finocchiaro o Ornella Muti e Giuliano Gemma, apparire nella pellicola a volte senza nemmeno avere una battuta da recitare. Il film è arrivato nelle sale – a pochi mesi di distanza dal precedente Mezzanotte a Parigi – con una promozione piuttosto disattenta e frettolosa e probabilmente qualcuno, da quel punto di vista, ha peccato di presunzione. Tant’è che il film non è riuscito a raggiungere nemmeno gli otto milioni al botteghino, e sebbene al di sopra della media alleniana, l’incasso è stato inferiore a quello del precedente film francese. Ma oltre alla promozione inadeguata, ha contribuito senza dubbio un’accoglienza generale decisamente negativa. Dalla critica dei grandi quotidiani, a quella variegata del mondo virtuale, unanime è stato il pollice verso.

Ma c’è dell’altro. Al di là di tutte le critiche legittime, in quanto relative, il film è andato incontro ad una vera è propria ribellione popolare spinta dalla rappresentazione che Allen ha dato della capitale italiana. Qualcosa è andato davvero indigesto, a gran parte della critica e del pubblico, della Roma che si vede nel film. Troppo folcloristica, troppo turistica, inverosimile, da cartolina, anacronistica e, sopra ogni altra cosa, una Roma senza traffico!

Evidentemente, per i più, Allen era venuto a girare da noi un progetto completamente estraneo alla sua cinematografia: un’opera di denuncia, di critica nei confronti del malgoverno italiano e capitolino nello specifico. Ancora, un violento atto d’accusa contro gli innumerevoli disservizi della nostra città.

Sono di questi giorni le opinione espresse da Carlo Verdone a tal proposito, con espressioni del tipo “TRWL è il brutto film di uno che non ha capito niente di Roma.” Precisando poi con grande arguzia: “E' una Roma vista con gli occhi degli americani.” – ma va? -. Nella sommossa generale Verdone dai più è stato portato come ennesima conferma della “cacata mostruosa” realizzata da Allen.

Noi vogliamo uscire da questo coro e anzi sottolineare delle sfumature squisitamente “all’italiana”.

Proprio partendo da Carlo Verdone, autore che da sempre ha rubato a man bassa dal cinema di Woody Allen, ci piace recuperare un’altra affermazione delle sue esternazioni: “Roma è una città piena di problemi, che amo tantissimo, che mi sta a cuore, ma è diventata impossibile. E me ne sono accorto fino in fondo solo adesso, in questa trasferta di lavoro di tre mesi a Torino (per la registrazione dello spettacolo televisivo Cenerentola, una favola in diretta)". Ma come, signor Verdone, prende atto solo adesso di una realtà condivisa da decenni da milioni di romani più o meno giovani? E tutto il suo grande spirito d’osservazione di cui si vanta da anni che gli ha permesso di creare irresistibili personaggi comici? Comunque meglio tardi che mai. Forse adesso, con questa nuova maturità, dopo trent’anni di carriera, ci consegnerà finalmente un ritratto spietato della sua – e nostra – città grazie ai suoi prossimi film. Perché fino ad oggi la Roma che ci ha raccontato è sempre quelle dei rimbambiti ma simpatici, dei cinici ma simpatici o dei coatti ma simpatici. Lei cittadino romano doc. Non un americano. Anche se lo stesso Verdone afferma circa un suo film che parli di Roma: “La verità è che sono stanco, impegnarmi su questo mi farebbe troppo male: e infatti sempre di più sono tentato di non girare film a Roma.” Ma no, proprio ora! Che peccato. Sarà per un’altra vita.

Quella del film è una Roma d'altri tempi (…) c'è una città degli anni Cinquanta.” Queste sono le parole di Leo Gullotta riferite a TRWL. E non intendevano esprimere un complimento. Leo Gullotta, la nuova voce di Woody Allen. Di nuovo “l’anima” italiana abbandona il comico americano. Leo Gullotta, grande amico e collaboratore di lunga data di Oreste Lionello. Indimenticabili nei loro duetti al Bagaglino. L’Italia è l’unico paese in cui il pubblico cinematografico non ha la libertà di scegliere se vedere un film doppiato o in lingua originale. Si dice che da noi le sale che proiettano film coi sottotitoli sono destinate al fallimento. Il pubblico non ha voglia di leggere. Rovina la visione. Siamo l’unico paese a pensarla così. Eppure le sale erano piene per sentire Gesù parlare aramaico in The Passion, o per il napoletano stretto di Gomorra. Comunque abbiamo i doppiatori migliori al mondo! Occupiamo il gradino più alto del podio. Peccato gli altri due siano vuoti. Quindi doppiamo anche un film in originale girato per metà in lingua italiana. Davvero i doppiatori più bravi del mondo. Poi coincidenza vuole che vengano quasi tutti da due o tre famiglie. Buon sangue non mente.

Per tornare ad Allen, questo nuovo tonfo non è altro che la conferma della morte artistica del regista, soprattutto da quando è venuto a girare in Europa. Ce lo ricorda anche il celebre regista Raffaele Curi (?) “Allen è un americano che sa delle cose di psicanalisi. Ma è meglio che resti a girare in America. Se affronta la cultura europea ci perde.” Poco importa che il recente Mezzanotte a Parigi sia stato il maggior successo di pubblico e critica nella carriera di Allen. D’altronde, continua Curi: “Anche nel film su Parigi, dove parla di Man Ray, ed io sono stato un suo allievo, descrive in maniera blanda la città dei surrealisti.” Detto da uno che ha conosciuto Man Ray, mica un pinco pallino qualsiasi.

Evidentemente in molti si sono sentiti in dovere di dire la propria solo per il fatto che Woody Allen ha girato a Roma, e i discorsi da bar, come spesso in Italia, sono arrivati sui giornali. Non ci resta che aspettare un commento di capitan Totti o del presidente Lotito. Insomma noi la sappiamo sempre più lunga. Soprattutto degli stranieri. Dal vigile, al romano in canotta, noi siamo pieni di storie da raccontare. E questo Allen l’ha detto. Da noi basta poco o niente per diventare qualcuno. E Allen l’ha detto. Il nostro cinema è andato in letargo da decenni. E anche questo Allen l’ha detto. Noi c’abbiamo i monumenti più belli del mondo. E Allen ce l’ha fatti vedere. Volare di Modugno è la canzone più bella di sempre. E Allen l’ha messa sui titoli di testa e di coda. Cosa ha dimenticato? Ah il traffico.

Svevo Moltrasio

 
 

[31-05-2012]

 
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