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Il nido della fenice

incontro con Luigi De Pascalis: "La fantascienza sta iniziando a realizzarsi e francamente sono preoccupato"

di Paolo Tripaldi

Torna in libreria con un nuovo romanzo Luigi De Pascalis uno degli scrittori italiani di fantasy più apprezzato negli Stati Uniti. Con “Il nido della Fenice” De Pascalis ritorna al genere noir fantascientifico dopo una parentesi dedicata al thriller storico con le indagini dell’investigatore Caio Celso. L’anno è il 2086 e De Pascalis immagina una Terra dove l’occidente è ormai collassato e dove anche gli scenari sono completamente cambiati: scioglimento delle calotte polari e innalzamento delle acque, le terre ancora emerse divenute paludi, disastri provocati da centrali atomiche costruite lungo le coste, Italia suddivisa in tre grandi arcipelaghi. E inoltre Lunacity creata per sfruttare le risorse minerarie e New World, una piattaforma galleggiante ultima roccaforte per ricchi e potenti. Una società dove si comunica con gli olopad, strumenti in grado di trasferire immagini tridimensionali, e il lavoro è sempre più appannaggio dei biorobot in sostituzione degli umani. E’ in questo scenario che si muovono Saladino Rizzitano, ex intendente dei carabinieri in pensione di origine maghrebine, e il suo fidato amico, Sandro Zac, alla ricerca della soluzione di un intrigante giallo. Un assassinio rituale compiuto a Pantelleria e i cui indizi porteranno allo stretto di Gibilterra e poi all’inespugnabile arca New World.

Nel tuo ultimo libro torni al genere fantastico, il futuro che immagini è del tutto irreale?
"E' un noir ambientato nel futuro, ma un futuro molto attuale. Nelle pagine iniziali del libro descrivo la caduta dell'occidente che si realizza in pochi decenni. Siccome tutto questo sta iniziando a realizzarsi sono francamente preoccupato”.

Ti sei ispirato al presente quindi?
“In realtà ho solo premuto sull'acceleratore. Sono tutte porcherie che già esistono. Quello che descrivo nel libro è già accaduto, è per certi versi realtà".

Quando parli di caduta dell’occidente ti riferisci anche all’inesorabile destino della civiltà occidentale descritto da Spengler? “Si, certo. Addirittura io immagino delle inversioni di flussi migratori: nel romanzo presuppongo che un bel giorno nel Sahara ci sarà una grande fonte di energia di tipo rinnovabile e i poveri europei attraverseranno il mare in Spagna per andare in Africa”.

Nel mercato editoriale Italiano già in crisi c’è spazio per il genere fantasy?
“Secondo me non c'e' molto spazio in Italia per il fantasy, anche perché la maggior parte delle persone che scrivono fantasy e hanno successo nel fantasy sono quelli che ripropongono meccanismi anglosassoni. Noi abbiamo una ricchezza immensa di cui non vogliamo avere memoria”.

Come spieghi il successo anche in Italia di certi filoni d’oltreoceano?
“Siamo una periferia di impero. Il grande successo di una serie di libri come quello dei vampiri in sostanza ripropone un meccanismo straniero anche poco credibile se si provasse davvero ad inserirlo in un contesto italiano.

Nella tua lunga carriera hai affrontato sia il genere fantastico che quello storico, è più facile indovinare il futuro? “Il futuro e' difficile da indovinare, è più facile scrivere del passato, però francamente pone delle belle sfide perché ci permette di guardare in maniera traslata la realtà di oggi. Mentre se noi per guardare la realtà di oggi guardiamo solo quella americana non abbiamo fatto nessun servizio”. Se guardi nel futuro dell’Italia cosa vedi? “Ho una bruttissima sensazione. La sensazione è che la volontà di rinnovamento della classe politica non ci sia. Siamo un po' come all'epoca di Maria Antonietta quando si continuava a conservare l’inconservabile fino a che poi il bubbone non e' scoppiato. Temo che non siamo lontani da questo”. Nessuna speranza dunque? “Alcune cose si muovono, ma forse, temo, abbiano iniziato a muoversi tardi. Penso alla legge elettorale, senza una nuova legge tutti noi dovremmo decidere di non andare a votare”.

‘Il nido della fenice’ inaugura la collana dedicata al genere fantastico che curi per La Lepre Edizioni, cosa vedremo in libreria? “Presenteremo un fantastico ma ambientato in Italia e che tratta di argomenti che possono avvenire nel nostro paese senza ricalcare stili anglosassoni”.

Dopo tanti anni che spiegazione dai alla tua scrittura? "Dopo cinquant'anni mi sono chiesto se esista un filo conduttore in ciò che ho scritto. Credo che sia il dovere che sento di scoprire la menzogna. La menzogna nella politica, nella religione. La menzogna con la quale siamo governati”.

Autore: Luigi De Pascalis
Titolo: il nido della fenice
Editore: la lepre edizioni

[30-05-2012]

 
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