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Scomparsa Orlandi, ancora esami della scientifica a Sant'Apollinare

il fratello Pietro: "Non credo che Emanuela si trovi nella Basilica"

Proseguono gli esami sulle resti trovati ieri nell’ossario della Basilica di Sant’Apollinare, dove è stata aperta la tomba di Enrico De Pedis, boss della banda della Magliana, nell’ambito delle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. La maggior parte dei reperti risalgono all’età prenapoleonica. Nella Basilica è stata allestita una tenda da campo adibita a laboratorio dove gli esperti stanno effettuando esami del dna sulle ossa di dubbia datazione. Secondo gli inquirenti risultati definitivi si avranno tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. L’obiettivo è capire se alcune delle ossa trovate ieri possano appartenere a Emanuela Orlandi. Gli accertamenti sulla scomparsa della ragazza dovrebbero concludersi entro l’autunno. La polizia scientifica sta svolgendo attività di campionatura su una parete della cripta della Basilica, dove sono state trovate 200 cassette con resti ossei. L'accertamento è stato deciso per verificare a che epoca risale il muro e se alle spalle di questo ci siano altre nicchie.

Pietro Orlandi - "Quello di ieri è un passo importante -ha detto il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi - almeno per togliere ogni dubbio. Era doveroso fare un'ispezione nella basilica di Sant'Apollinare per mettere un punto a questa ipotesi. Non ho mai creduto che Emanuela potesse trovarsi nella basilica e non lo credo tutt'ora. Se ci sono ossa più recenti, verranno analizzate, ma solo per togliere un dubbio. Non credo che si trovi lì, anche se la basilica di Sant'Apollinare si trova vicino alla scuola dov'è stata vista per l'ultima volta - continua Pietro Orlandi in un'intervista a Tgcom 24 -. Da parte del Vaticano c'è stata disponibilità, sono soddisfatti dell'operato della magistratura e sono pronti a collaborare, soprattutto per verificare l'operato del Vaticano in passato, che probabilmente non è stato troppo pulito e cristiano. Una cosa è certa: c'è un filo che lega l'attentato al Papa, la morte di Calvi e la scomparsa di Emanuela. Non c'è stata mai la prova della morte di Emanuela, quindi è nostro dovere cercarla viva. In questi 29 anni sono state seguite piste mai approfondite, questa è la prima. Quindi, qualunque siano i risultati, sono comunque soddisfatto per il passo fatto".

 
 

[15-05-2012]

 
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