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Elezioni Amministrative 2012: i partiti sono rassegnati ad una sconfitta certa

Ridimensionate e sottotono, la strategia della trascuratezza contro la rabbia dei cittadini

di Enrico Ferrara

Domani e dopodomani, domenica 6 e lunedì 7 Maggio, circa 9 milioni di italiani saranno chiamati ad esprimere il loro consenso in una tornata di elezioni amministrative dal sapore amaro.
Elezioni che si consumano nel momento più difficile e pericoloso per i destini non solo economici dell'Italia, costretta tra il baratro del default non ancora scongiurato e l'incapacità di predisporre un piano concreto di crescita e sviluppo, ma anche per quelli della politica stessa.

Una campagna elettorale sottotono e volontariamente trascurata
dai partiti politici, che sono perfettamente consapevoli della clamorosa sconfitta, in termini di condivisione e consensi, che subiranno. Deliberatamente ridimensionata.
L'unica possibilità, infatti, per attutire il colpo: non dare importanza alla consultazione.
Renderla trascurabile, considerarla test ininfluente del grado di disaffezione e di distanza dei cittadini dai partiti.
Non è un caso che, nella maggior parte dei Comuni in cui si vota, non appaiano i simboli dei partiti, sostituiti da liste civiche da essi supportati.Il rischio di metterci la faccia non era sostenibile.Non è un caso che i maggiori leader, consci del fatto che la loro partecipazione non sarebbe servita da traino di voti ma avrebbe sortito l'effetto contrario, ovvero quello di deprimere ancora di più la percentuale di consensi, non siano apparsi, dismettendo il ruolo di protagonisti e di supporto.

Avrebbero finito, di certo, per non giovarsi della partecipazione, non sempre commendevole, della platea di militanti. Come è successo ieri sera per il segretario del Pdl, Angelino Alfano, che ha chiuso la campagna elettorale dal palco di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. A mala pena potendo concludere il discorso, sopraffatto da un profluvio di fischi.
Poco rumore, strategia del silenzio. Far finta che alle 15 di lunedì, alla fine delle operazioni di voto, non sia successo nulla. Unico imperativo categorico: minimizzare. Niente più, pertanto, dibattiti strillati, campagne elettorali stridenti oltre la soglia della volgarità. Stile sobrio e sottotono, trascurato.E le ragioni presto dette. La gente non crede più. Ha smesso di farsi persuadere e ammaliare da promesse vacue e mai rispettate. Ha smesso di rimanere impassibile di fronte allo strupro della legalità.
La nausea ha finito per prevalere.

Vivono la più grave crisi di rispettabilità e credibilità. Avversati, contestati, additati come i responsabili del fallimento di un'intera Nazione, della disperazione di un popolo.Rassegnati all'esito infausto, non canteranno vittoria né si dilungheranno sui risultati. Prenderanno atto, proiettati alle politiche del 2013 e occuperanno il tempo che li separa facendo finta di metter mano alla legge elettorale e ai rimborsi.I cittadini stanno male quando si parla di politica. Male fisicamente. Reagiscono somatizzando e cadendo in deliquio.
C'è chi raccoglierà i frutti di questa infima politica: la gente vuole buona politica; ha bisogno, come il pane, di partecipare ed emozionare. E vota Il Movimento 5 Stelle. Alla prova dei fatti conseguirà il giudizio.

Una cappa plumbea di sdegno e disaffezione è calata sui seggi. E se non si celebreranno domani i funerali della politica, non si tema: la funzione è solo rimandata.
 
 

[05-05-2012]

 
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