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La città dei "consorziati"

150 milioni mai incassati dagli abusi edilizi: la denuncia di Report

Imu, Tia, trasporti pubblici e taxi. E' in arrivo l'estate romana, che con sé porterà un'ondata di aumenti e nuove tasse. La Capitale si ritrova infatti a fare i conti con i suoi 12 miliardi di debito, che inevitabilmente ricadono pesantemente sul bilancio statale. Ecco allora che la trasmissione di Raitre "Report" suggerisce una strada fino ad ora inesplorata: "Fare cassa con i condoni visto che Roma Capitale è anche la Capitale degli abusi edilizi".

Il 10% della città è sorto abusivamente, senza avere un piano di riferimento, senza avere strade, senza avere fogne, senza avere luce. Le domande di condono sono in tutto 630mila. Interi quartieri di periferia sono sorti dal nulla, senza alcuna autorizzazione. Ecco allora che nel 1996 su imput di alcune organizzazioni della periferia viene approvata per la prima volta in Italia una delibera del Comune di Roma che consente ai cittadini di organizzarsi in consorzi di autorecupero.

Attraverso opere a scomputo i cittadini iscritti ai consorzi versano il denaro degli oneri per il rilascio della concessione in sanatoria non al Comune, ma al consorzio che poi realizza le opere di urbanizzazione. Come afferma Paolo Berdini, docente di Urbanistica all'Università Tor Vergata di Roma, "sono gli abusivi che costruiscono la città del futuro, cioè come se io dessi le chiavi della banca al ladro".

I sostenitori dei consorzi di autorecupero parlano di "abusi di necessità". Ma è sempre vero? Parla un addetto dell'ufficio del condono del Comune di Roma: "Ma che siamo matti, entrano a far parte dei consorzi quelli che ci hanno gli attici a piazza di Spagna perché ho visto anche questo ho visto... Sono riusciti ad entrare costruttori, speculatori, operatori e chi più ne abbia e più ne metta che non erano titolati per potere afferire a quei consorzi, con il fine ultimo di risparmiare in maniera veramente considerevole rispetto a quella che sarebbe stata la normale corresponsione di oneri concessori".

Non solo, secondo l'Avvocatura dello Stato le iscrizioni ai consorzi sarebbero dovute scadere nel 1997, come previsto dalla delibera del Comune. Invece la pratica di affidarsi ai consorzi continua tutt'ora, con l'aggravante che, grazie ad una memoria della giunta capitolina, potranno aderire ai consorzi anche persone, responsabili di abusi in altri quartieri, anche se con minori benefici economici. D'altronde, come riconoscono gli stessi sostenitori di queste forme di aggregazione volontaria, i presidenti sono ed erano una sorta di mini Sindaco a cui rivolgersi per qualsiasi problema. Insomma importanti centri di potere.

La conferma arriva da Luciano Bucheri, presidente del Consorzio Recupero urbano: "Tu comune hai fatto la delibera, l'hai applicata così, hai creato il sistema automatico in questo modo, io ti chiedo i conti tu me li fai i conti io pago su questi conti e poi oggi tu dici che ti sei sbagliato io ti rompo, no sul piano solo politico, non soltanto le elezioni, io ti rompo". Aggiunge Cipriano de Filippis dell'Associazione consortile Tragliata: "Eh ma i consorzi sono tanti. Noi rappresentiamo mezzo milione di cittadini eh. Alemanno ha vinto con i voti delle periferie incavolate con Veltroni che per un bel po' di tempo voglio dì s'era scordato le periferie, quell'elettorato come è arrivato se ne rivà. Al comune si vince coi consorzi, glielo abbiamo detto".

Risultato? 150 milioni mai incassati dal Comune per la pratica dei consorzi, a cui si vanno ad aggiungere i 110 che Roma Capitale non ha incassato dalle oblazioni delle sanatorie rilasciate dal 2003 al 2009, per abusi a carico anche di nomi eccellenti. Non solo: il Comune ha incassato dai condoni 7 milioni di euro ma ne ha spesi 21 e mezzo per pagare la gestione del condono edilizio affidata a Risorse per Roma. Cioè tre volte di più.

Simone Chiaramonte
 
TAG: abusi
 

[30-04-2012]

 
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